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Politica estera, il tridente di Obama

07/01/2013

Da Washington

7 gennaio 2013, Washington. Il Presidente Barack Obama illustra alla stampa la designazione di Chuck Hagel a Segretario della Difesa e John Brennan a capo della Central Intelligence Agency. (Mark Wilson/Getty Images)

Con la nomina dell’ex Senatore Chuck Hagel a segretario alla Difesa e di John Brennan, attualmente consigliere del Presidente Barack Obama sull’antiterrorismo, a direttore della CIA, trovano collocazione anche le ultime due fondamentali pedine della scacchiera della sicurezza nazionale a stelle e strisce.

ROVESCIAMENTO DELL’ERA BUSH. Hagel e Brennan, infatti, vanno a aggiungersi al Senatore John Kerry, che durante le feste di Natale era stato selezionato come prossimo segretario di Stato. Il tutto ha il sapore del rigetto netto e definitivo, da parte dell’attuale amministrazione, delle politiche aggressive di esportazione della democrazia, di interventismo militare e di unilateralismo avanzate dall’ex presidente George W. Bush e dal suo circolo di consulenti neoconservatori. A favore di un approccio più pragmatico, realista e quasi tecnocratico agli affari internazionali.

LE POSIZIONI DEI PRESCELTI. Non cosa da poco se si pensa che l’avventura militare americana in Afghanistan, cominciata nell’ormai lontano 2001, è ancora in corso, che il primo capo del Pentagono della prima Amministrazione Obama non fu altri che Robert Gates — un repubblicano inizialmente scelto proprio da Bush — e che Kerry e Hagel sono stati tra i politici a esporsi di più, negli anni, contro la guerra in Iraq (naturalmente Kerry arrivò a sfidare Bush nelle elezioni presidenziali del 2004 con una campagna elettorale incentrata proprio su questo tema).

John Brennan. (Alex Wong/Getty Images)

ROTTURA NETTA CON IL PASSATO. Una squadra, quella scelta da Obama per il proprio secondo mandato, che quindi rompe con il passato in maniera ancor più netta di quanto visto negli ultimi quattro anni. E più vicina alla filosofia politica del presidente di quella uscente, composta com’è da un repubblicano moderato e poco amato dal Gop (Hagel) che fa il gioco di un Obama non ideologico e sempre libero dalle pressioni dei partiti; da due decorati veterani della guerra in Vietnam (Kerry e Hagel) che rispecchiano la sua riluttanza a mandare le truppe al fronte; e da un funzionario dell’agenzia di spionaggio internazionale (Brennan) che ha a lungo difeso il controverso uso dei droni nella lotta contro al Qaeda, riflesso del fatto che Obama è talvolta molto più falco che colomba.

JOHN BRENNAN TRA GUANTANAMO E DRONI. Proprio Brennan rappresenta l’elemento di maggior continuità rispetto alla politica estera americana degli ultimi dieci anni, per via del suo lavoro nel campo dell’antiterrorismo, delle cariche di alto livello ricoperte anche durante l’Amministrazione Bush (quando la CIA usava forme di tortura come il waterboarding durante i propri interrogatori) e del suo sostegno per i droni, bestia nera dei progressisti. Tant’è che Obama provò già una volta a metterlo al timone della CIA, nel 2008, ma dovette desistere sotto enorme pressione della propria base. Da allora, però, Brennan ha almeno in parte ricucito lo strappo, emergendo come uno dei più convinti propugnatori della chiusura della prigione di Guantanamo e, pur continuando a difendere in pubblico l’uso dei droni, battendosi in privato per ridefinirne in maniera più rigida i limiti legali e aumentarne la trasparenza.

Prosegue su LetteraPolitica

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