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Banche, crisi senza fine

10/12/2012

Da Washington

In attesa della pubblicazione del rapporto mensile sullo stato dell’occupazione curato dal dipartimento del Lavoro americano (l’edizione di prossima pubblicazione farà riferimento ai dati di novembre), arrivano brutte notizie da Citigroup, che ha annunciato questa settimana un piano di ristrutturazione che comprende il taglio di 11 mila posti in giro per il mondo, ovvero circa il 4% della sua forza lavoro globale.

5 dicembre 2012, New York. Quartier generale di Citigroup a Manhattan. (Mario Tama/Getty Images)

I TAGLI DI CITIGROUP. Il grosso della riorganizzazione (circa 6 mila 200 licenziamenti) avverrà attraverso la riduzione delle operazioni diconsumer banking, in particolare in Paesi come Pakistan, Paraguay, Romania, Turchia e Uruguay. Ed è prevista anche la chiusura di una serie di filiali gestite dal gruppo in grosse aree metropolitane, tra cui 4 in Brasile, 7 a Hong Kong, 15 in Corea del Sud e 44 negli Stati Uniti. In Inghilterra spariranno circa 600 posti di lavoro mentre il numero di licenziamenti in America, dove la banca è la terza più grande per patrimonio, non è stato ancora reso noto.

OLTRE 1 MLD, IL RISPARMIO A REGIME.Citigroup, che ha compiuto 200 anni nel 2012, spera così di tagliare i propri costi operativi di 900 milioni di dollari l’anno prossimo e di oltre un miliardo di dollari dal 2014 in poi, anche se prevede una riduzione dei ricavi di circa 300 milioni di dollari nel 2013. Immancabilmente, i mercati hanno accolto la notizia in maniera positiva, con il titolo di Citi che ha chiuso la giornata in rialzo.

Il Ceo di Citi Holdings Michael L. Corbat. (Jason Kempin/Getty Images)

SETTORE BANCARIO IN RISTRITTURAZIONE. Si tratta della prima, aggressiva mossa del nuovo Amministratore delegato Michael Corbat, insediatosi al timone del gruppo in ottobre dopo le dimissioni del suo predecessore Vikram Pandit, che negli ultimi mesi aveva intrattenuto relazioni burrascose con il consiglio d’amministrazione. Ma quest’ultimo round di licenziamenti non è certo una novità né per Citigroup in particolare né per il settore bancario in generale, che continua a ridurre la propria forza lavoro dopo il picco toccato nel 2007. Allora Citigroup aveva 375 mila dipendenti, diventati 267 mila nel settembre 2011 e oggi, senza calcolare i nuovi tagli, 260 mila.

CITI DAL RISCHIO BANCAROTTA AL FALLITO STRESS TEST. Secondo calcoli di Forbes, inoltre, negli ultimi due anni HSBC e Bank of America hanno tagliato entrambe 30 mila posti di lavoro mentre UBS ha proceduto recentemente con una riduzione del personale di 10 mila unità. Di sicuro Citi se l’è passata peggio della media, essendo cresciuta troppo dopo lo storico merger con il gruppo Travelers del 1998 e essendo poi finita sull’orlo della bancarotta dieci anni più tardi, quando solo cospicue iniezioni di fondi federali l’hanno tenuta in vita.
In primavera, Citigroup è stata una di sole quattro banche americane a fallire uno stress test condotto dalla Federal Reserve (anche se è poi stata promossa agli «esami di riparazione» di settembre).

2013 ANCORA UN ANNO DIFFICILE. Insomma, le grandi banche faticano tutt’ora a riprendersi dalla crisi, dovendo gestire, da un lato, consumatori poco fiduciosi nel futuro e quindi poco propensi a prendere denaro in prestito, un mercato immobiliare ancora debole e tassi di interesse che si prevede rimarranno storicamente bassi a lungo, e, dall’altro, dovendo adattarsi a una serie di nuove regole più rigide (come ad esempio la restrizione delle attività di proprietary trading) imposte su di loro dopo gli eccessi che hanno portato alla recessione. Come riportato dal quotidiano inglese The Guardian, l’analista di Standard & Poor’sRodrigo Quintanilla ha commentato in una nota che il 2013 «sarà un altro anno difficile per l’industria bancaria».

Prosegue su LetteraPolitica

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