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Lincoln invita Obama a sporcarsi le mani

07/12/2012

Da Washington

Capita ormai di rado che la proiezione di un film si concluda tra gli applausi scroscianti del pubblico. Una vecchia abitudine che è improvvisamente ricomparsa nelle sale cinematografiche americane in questi giorni, sullo sfondo dei titoli di coda di «Lincoln», l’ultima fatica di Steven Spielberg. Con una performance magistrale di Daniel Day-Lewis nel ruolo del presidente, già in odore di Oscar, il film ha il ritmo di un thriller legislativo e l’atmosfera vellutata e fumosa di una pièce teatrale, tutta dialogo e scenografie. E, naturalmente, contiene anche un avvertimento o due per l’attuale residente della Casa Bianca Barack Obama, per il Congresso e per gli elettori.

Abraham Lincoln, è stato il 16° Presidente degli Stati Uniti dal 4 marzo 1861 al 15 aprile 1865 quando morì assassinato.

LINCOLN, UN PRESIDENTE LEGGENDARIO. Abraham Lincoln è una figura leggendaria negli Stati Uniti, il presidente più amato e venerato, colui che ha ispirato una generazione di americani nel momento più buio della storia della nazione dando così vita al Paese che conosciamo oggi. Tra i fondatori di quel Partito Repubblicano che allora (prima dell’inversione di ruoli con i democratici avvenuta negli anni sessanta del novecento) era l’alfiere dei diritti civili, Lincoln fu eletto nel 1860 e fu comandante in capo durante la Guerra Civile, teatro di battaglie feroci e sanguinosi combattimenti corpo-a-corpo in cui morirono circa 700 mila soldati e un imprecisato numero di civili. Va detto, Lincoln la Guerra Civile la scelse, per preservare l’Unione e al contempo battere quell’orrore che era la schiavitù praticata negli Stati del Sud. E riuscì anche a vincerla, dopo quattro anni di indicibili atrocità.

DI UMILI ORIGINI, DIVENNE UN PADRE DEGLI USA E FU ASSASSINATO. Il film diretto da Spielberg, la cui uscita è prevista in Italia per il febbraio 2013, non è una biografia del presidente, perché ci sarebbero troppo da dire per sole due ore e mezza di pellicola. Di origini modeste, Lincoln trovò il successo prima come avvocato in Illinois e poi seppe scalare da solo la piramide della politica a stelle e strisce, contribuendo quindi generosamente al mito fondatore del self-made man e del sogno americano. Oltre a essere considerato il padre degli Stati Uniti moderni e a essere conosciuto per la rara combinazione di intelligenza, empatia e coraggio, Lincoln finì anche con l’essere assassinato, uno di quattro presidenti americani morti così (assieme a James Garfield, William McKinley e John Kennedy).

Daniel Day-Lewis/Lincoln nellla pellicola di Steven Spielberg.

SPIELBERG SULL’EPILOGO DELLA GUERRA CIVILE. Per restringere il campo di azione quindi, Spielberg, aiutato da Tony Kushner, uno dei migliori drammaturghi americani, ha preferito concentrarsi su un periodo breve ma cruciale della sua presidenza, il gennaio 1865, proprio quando la guerra, che a quel punto aveva davvero stomacato tutte le parti in causa, stava giungendo lentamente al termine. Fu allora che Lincoln, con l’approssimarsi della resa della Confederazione, decise di fare un ultimo sforzo per ottenere l’approvazione immediata da parte del Congresso del tredicesimo emendamento alla Costituzione, quello che proibisce la schiavitù.

PROIBIRE LA SCHIAVITÙ COME NORMA COSTITUZIONALE.  Già nel gennaio 1863, Lincoln aveva usato i poteri a lui conferiti dall’emergenza bellica per firmare un decreto legge conosciuto comeEmancipation Proclamation, con cui aveva dato ordine ai soldati dell’Unione di confiscare, e poi liberare, gli schiavi che erano detenuti come proprietà al Sud. Preoccupato però che, in tempo di pace, la Corte Suprema non avrebbe riaffermato il principio della Proclamazione, e ben consapevole che, una volta che i membri della Confederazione fossero rientrati nell’Unione, un emendamento abolizionista non

sarebbe mai passato (servono due terzi del Congresso e tre quarti degli stati per modificare la Costituzione), Lincoln decise di agire p

rima della fine delle ostilità.

Daniel Day-Lewis/Lincoln in una scena del film.

LA BATTAGLIA DI LINCOLN PER IL 13° EMENDAMENTO. Un Daniel Day Lewis alto e dinoccolato (Lincoln era 193 centimetri, all’epoca un vero colosso) si muove così per il film, attraverso una Washington cupa e fangosa, scommettendo tutto il proprio capitale politico per convincere qualche repubblicano ribelle e soprattutto una ventina di deputati democratici a votare a favore del tredicesimo emendamento.

Prosegue su LetteraPolitica

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