Skip to content

MO, scambio di ruoli tra Bibi e Barack

27/11/2012

Da Washington

21 novembre 2012, Cairo. Il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, durante la dichiarazione congiunta con il ministro degli esteri egiziano, Mohammed Kamel Amr, sul cessate-il-fuoco tra Gaza e Israele. (Khaled Desouki/AFP/Getty Images)

Hillary Clinton aveva sperato di finire in tranquillità il proprio mandato al dipartimento di Stato, forte dello storico viaggio in Asia in cui, durante il fine settimana, ha accompagnato Barack Obama nelle prime visite ufficiali di un presidente americano in Birmania e Cambogia. Ma, per sfortuna sua e delle borse che si fanno sempre più marcate sotto i suoi occhi, ancora una volta ci si è messo di mezzo il conflitto israeliano-palestinese.

IL SECONDO MANDATO E LA QUESTIONE PALESTINESE.In questa disputa che non sembra sbloccarsi mai e che appare disperatamente senza fine, è difficile immaginare oggi quale ruolo possa giocare la riconferma del Presidente Barack Obama alla Casa Bianca e magari anche la successione che avverrà l’anno prossimo agli affari esteri (al posto di Clinton Susan Rice? Oppure John Kerry?) Data la realtà dei fatti, la tentazione è di farsi prendere dal pessimismo più assoluto. Ma negli Stati Uniti c’è chi insiste in questi giorni che, con il voto del 6 novembre, l’equilibrio di forze tra il governo americano e gli alleati israeliani è cambiato in modo tale che si potrebbe addirittura auspicare una qualche nuova apertura nei negoziati di pace nei prossimi quattro anni.

IL VIAGGIO LAMPO DELLA CLINTON. Intanto la cronaca, e gli interminabili viaggi della povera Clinton: mentre Obama se ne tornava a Washington per graziare, come da tradizione, un paio di tacchini in preparazione alla festa del Ringraziamento, il suo segretario di Stato ha lasciato di tutta fretta la Cambogia il 20 novembre per partire alla volta del Medio Oriente, dove nel frattempo Israele aveva lanciato l’ennesima offensiva militare contro la striscia di Gaza e Hamas aveva ripreso a tirare razzi sulla testa dei vicini.

LA MEDIAZIONE DEL CAIRO E IL CESSATE IL FUOCO. Dopo ventiquattr’ore di intense consultazioni e visite lampo a Gerusalemme, Cairo e Ramallah, e grazie anche all’impegno del presidente egiziano Mohamed Morsi, Clinton ha annunciato, assieme al ministro degli esteri egiziano Mohamed Amr, il cessate il fuoco, entrato in vigore (anche se si registrano già delle violazioni) la sera del 21 novembre.

21 novembre 2012, Cairo. Da sin., il ministro degli esteri egiziano Mohammed Kamel Amr, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il presidente egiziano Mohamed Morsi. (Khaled Desouki/AFP/Getty Images)

«Questo è un momento critico per la regione», ha dichiarato Clinton, «la gente di qui si merita una possibilità di vivere in pace». Il segretario di Stato americano ha poi aggiunto che l’accordo firmato «migliorerà le condizioni per la gente di Gaza e offrirà sicurezza alla gente di Israele». Quella cui fa riferimento Clinton, in realtà, è la bozza di un compromesso più ampio di quello raggiunto, che verrà discusso nelle prossime ore e include anche un allentamento del blocco esercitato dal governo israeliano sulla striscia di Gaza già dal 2007.

GLI AIUTI DI OBAMA A NETANYAHU.Intanto, prima dal sudest asiatico e poi da Washington, il Presidente Obama monitorava da vicino la situazione, scambiando una serie di telefonate con le varie parti in causa e, in particolare, incoraggiando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad acconsentire alla tregua. In un comunicato stampa diramato dalla Casa Bianca il 21 novembre si legge: «Il presidente ha lodato il primo ministro per aver accettato il cessate-il-fuoco – cosa che il presidente aveva consigliato – mentre ha ripetuto che Israele mantiene il diritto a difendersi. Il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti sfrutteranno l’opportunità offerta da questa sospensione delle ostilità per intensificare il proprio impegno ad aiutare Israele a gestire i problemi di sicurezza, in particolare la questione del traffico di armi e esplosivi verso Gaza».

Il sistema di difesa israeliano Iron Dome.

IL RAFFORZAMENTO DELL’IRON DOME.Obama ha poi anche aggiunto di essere determinato a trovare fondi addizionali per l’Iron Dome (o cupola di ferro), il sistema utilizzato da Israele per contrastare i razzi palestinesi, e altri programmi congiunti di difesa missilistica. L’Iron Dome è generosamente finanziato dagli americani e è tra i segnali più tangibili del fatto che, nonostante le difficili relazioni personali che intercorrono tra Obama e Netanyahu, negli ultimi quattro anni Washington ha fatto il possibile per aumentare il volume di aiuti militari a Israele, nonostante la crisi.

IL RIAVVICINAMENTO DI OBAMA A ISRAELE. Non solo, oltre a essersi dimostrato, nei fatti, un alleato fidato di Israele, durante la recente campagna elettorale Obama ha sposato anche a livello retorico un approccio più evidentemente favorevole alla prospettiva israeliana di quanto fatto in passato, per difendersi dalle accuse della destra a stelle e strisce e garantirsi il voto degli ebrei americani.

Prosegue su LetteraPolitica

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...