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Usa, i precari della politica

09/11/2012

Il Plum Book, volumetto che il Congresso Usa pubblica ogni quattro anni ed elenca migliaia di posti di lavoro legati all'amministrazione in carica.

Il Plum Book, volumetto che il Congresso Usa pubblica ogni quattro anni ed elenca migliaia di posti di lavoro legati all’amministrazione in carica.

da Washington

Nelle prossime settimane il libro più letto a Washington non sarà l’ultimo John Grisham, bensì il Plum Book, un volumetto tascabile con la copertina color viola. Non una narrazione avvincente, ma una lettura fondamentale per chi spera di approfittare delle recenti elezioni americane per trovare, o cambiare, occupazione nella capitale.
Il testo pubblicato ogni quattro anni alternativamente da Camera e Senato, elenca infatti circa 9 mila posti di lavoro legati all’amministrazione in carica, di cui almeno un terzo sono riservati esclusivamente a nomine politiche.
Similmente i democratici alla Camera hanno appena annunciato il lancio di un nuovo sito web per chi è in cerca di impiego dopo il voto del 6 novembre.

LAVORO E CICLI ELETTORALI. In un sistema come quello americano, conosciuto come spoil system, il fato di migliaia di lavoratori governativi – tutti quelli che non sono burocrati di carriera ma vengono installati nei loro ruoli sulla base dell’affiliazione politica – è legato intrinsecamente ai cicli elettorali. Quando il loro capo, presidente o partito perde le elezioni, costoro perdono il lavoro. E viceversa. I candidati trionfanti portano con sé a Washington eserciti di giovani ambiziosi in cerca di un futuro professionale.
Naturalmente, il fenomeno dello spoil system è più pervasivo in anni elettorali che portano grande cambiamento, quando Congresso e Casa Bianca passano di mano e maggioranza e opposizione si scambiano i ruoli. Ma anche con la conferma di Barack Obama alla presidenzamoltissime delle figure chiave nell’amminstrazione sono destinate a cambiare. E con loro centinaia di collaboratori a vario titolo.

Sliding door da presidenziali

Gadget pro Obama. Con la sua vittoria alle presidenziali i volontari impegnati nella campagna sperano ottenere in cambio un posto nell'amministrazione americana.Gadget pro Obama. Con la sua vittoria alle presidenziali i volontari impegnati nella campagna sperano ottenere in cambio un posto nell’amministrazione americana.

«I numeri sono abbastanza scioccanti, si tenga conto che quando se ne andò George W. Bush nel 2008, circa 3 mila persone rimasero senza lavoro», ricorda la giovane repubblicana Kelsey Knight. Dopo aver lavorato per Bush, al Congresso e poi per una piccola società di consulenza, nel 2011 Kelsey si è unita alla campagna di Mitt Romney come direttrice della comunicazione per il Michigan. Naturalmente la speranza era di trovare lavoro, a gennaio, in una nuova amministrazione repubblicana. «Non so cosa farò ora, sono rientrata a Washington oggi», riflette Kelsey, «visto che ultimamente lavoravo 20 ore al giorno dovrò prima riprendermi, poi comincerò a guardarmi intorno».

DEMOCRATICI FAVORITI DALLE URNE. Naturalmente è andata decisamente meglio ai democratici che lavorano per l’esecutivo.
«Ho accettato questo incarico circa un anno prima del voto, consapevole che sarei potuta rimanere a piedi a dicembre», dice a Lettera43.it una funzionaria dell’amministrazione che non è autorizzata a usare il proprio nome con la stampa. «Ma il Presidente Barack Obama era sempre pari o in testa nei sondaggi, fino almeno a metà ottobre, e quindi non ho fatto un piano B in caso di sconfitta, e poi comunque sapevo che avrei avuto un paio di mesi prima della fine del mio contratto per trovare qualcosa, al contrario di quando si lavora per una campagna e si rimane senza lavoro da un giorno all’altro».

POSTO IN DISCUSSIONE OGNI TRE ANNI. Prima di entrare a far parte dell’amministrazione, lei era al Congresso, dove, in particolare alla Camera che si rinnova ogni due anni, la sicurezza del posto di lavoro è davvero minima. «Ripensandoci», prosegue, «se Obama avesse perso mi sarebbe comunque piaciuto rimanere in politica, però oggettivamente con il Congresso sostanzialmente uguale a prima e con un’amministrazione repubblicana per me non ci sarebbero state grandi opportunità».

Prosegue su Lettera43

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