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Usa, il Congresso resta diviso

08/11/2012

Le elezioni del 6 novembre per Camera e Senato hanno riconfermato la spaccatura del Congresso emersa con le elezioni di medio-termine del 2010.
I repubblicani hanno cioè mantenuto la propria maggioranza schiacciante alla Camera e i democratici quella più modesta al Senato, dove hanno conquistato la maggioranza dei seggi che erano considerati incerti.

I numeri della Camera non sono ancora definitivi.

I NUMERI DI CAMERA E SENATO. Con otto competizioni elettorali ancora da decidere, alla Camera i democratici hanno ottenuto quest’anno 194 seggi (1 in più rispetto al 2010), mentre i 233 seggi conquistati dai repubblicani consentono a quest’ultimi un controllo agevole (ne bastano 218).
Ruoli invertiti al Senato, dove i democratici si sono riconfermati partito di maggioranza con 53 seggi, mentre i repubblicani si sono fermati a 45, un risultato molto deludente per il GOP, che aveva a lungo sperato di agguantare tutto il Congresso. Rimane invariato a due il numero degli indipendenti, Bernie Sanders, socialista del Vermont, e Angus King, appena eletto in Maine e che, per ora, si rifiuta di dire se starà con i democratici o con i repubblicani (le previsioni dicono che tenderà più spesso a sinistra).

GRATTACAPI IN VISTA PER OBAMA. Si prospettano quindi altri due anni almeno di governo diviso (la Camera e un terzo del Senato saranno rinnovati nuovamente nel 2014), che potrebbero diventare un continuo grattacapo per il presidente Barack Obama, che finora non è proprio riuscito a lavorare con i deputati del Grand old party (Leggi anche: Obama o Romney sarà un presidente dimezzatoCongresso Usa, record di inefficienza).

6 novembre 2012, Boston. Elizabeth Warren festeggia la vittoria al Senato.(Darren McCollester/Getty Images)

UN SENATO PiÙ LIBERAL. Va detto che, se il controllo democratico del Senato rimarrà sostanzialmente inalterato a livello numerico, e comunque risicato, l’arrivo dal Massachusetts di Elizabeth Warren (professoressa di Harvard, paladina dei diritti dei consumatori e alfiere del progressismo americano) al posto del repubblicano moderato Scott Brown e quello di Chris Murphy, che sostituirà il Senatore indipendente del Connecticut Joe Lieberman, sposteranno certamente il gruppo di maggioranza verso posizioni più liberal.

ULTRACONSERVATORI SCONFITTI. In Missouri è stata riconfermata Claire McCaskill, soprattutto grazie alle posizioni sull’aborto prese in campagna elettorale dallo sfidante repubblicano Todd Akin, l’autore della disgraziata battuta sul corpo delle donne che riconosce gli stupri e non permette loro di rimanere incinte quando subiscono violenza. Stessa storia anche in Indiana, dove Joe Donelly ha battuto Richard Mourdock, colpevole di aver detto che anche la gravidanza che risulta dall’abuso sessuale va considerata volere divino.

6 novembre 2012, St. Louis. La neo-senatrice Claire McCaskill. (Whitney Curtis/Getty Images)

SENATO: OCCASIONE PERSA DAI REPUBBLICANI. Con Akin e Mourdock si giunge così ancora una volta (era già successo nel 2010) a una situazione in cui candidati troppo estremi, eletti nelle primarie soprattutto grazie al sostegno degli attivisti ultra conservatori, costano ai repubblicani la maggioranza al Senato. Maggioranza che avrebbe consentito al GOP un controllo assoluto del Congresso.

LA BATTAGLIA IN VIRGINIA. In Virginia, intanto, l’ex governatore democratico Tim Kaine ha battuto l’ex senatore repubblicano George Allen. E in Connecticut, il democratico Chris Murphy è uscito vincitore dello scontro con Linda McMahon, magnate dell’industria televisiva del wrestling e al suo secondo tentativo per il Senato di Washington (tra la campagna del 2010 e quella di quest’anno, McMahon ha speso 77 milioni di dollari di fondi propri senza però arrivare da nessuna parte).

Prosegue su LetteraPolitica

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