Skip to content

L’America al voto: Obama favorito ma Romney è vicino

06/11/2012

Da Washington

È partito il conto alla rovescia delle elezioni a stelle e strisce. Gli americani si dirigono in queste ore verso le urne e, a breve, non rimarrà che contare i voti per trovare finalmente risposta al quesito che ci ha vessato così a lungo: sarà Barack Obama o Mitt Romney il prossimo presidente degli Stati Uniti?

5 novembre 2012, Columbus (Ohio). Barack Obama «a caccia» di voti al telefono. (Jewel Samad/Afp/Getty Images)

SONDAGGI: VANTAGGIO MINIMO PER OBAMA. Nell’ultimo fine settimana prima del voto, i sondaggi si sono più o meno assestati su un vantaggio stabile, seppur minimo, del presidente in carica sullo sfidante repubblicano, sia a livello di voto popolare nazionale sia a livello di collegio elettorale e stati indecisi.
Nel rilevamento statistico conclusivo diReuters/Ipsos, Obama è in testa di due punti percentuali, con il 48% delle preferenze degli elettori «probabili» contro il 46% di Romney. In quello del Pew Research Center, il distacco in favore del candidato democratico è di tre punti percentuali, 50% contro 47%. Stesso risultato anche per il Washington Post/ABC News, mentre Gallupvede Romney davanti di un punto, 49% a 48%. Altri istituti demoscopici, infine, ad esempio Rasmussen eCNN/ORC, danno i due ancora in parità.

SONDAGGI: LA MEDIA NAZIONALE. Con il risultato che, nella media calcolata da Real Clear Politics, il presidente ha 0,7 punti percentuali in più dell’ex governatore del Massachusetts, mentre in quelle dell’Huffington Post e di Talking Points Memo conduce di un punto e in quella di Nate Silver del New York Times di due.

5 novembre 2012, New Hampshire. Mitt Romney in campagna nel piccolo swing state della cosa atlantica. (Darren McCollester/Getty Images)

OBAMA AVANTI NEL VOTO POPOLARE NAZIONALE. Più che il vantaggio di per sé, che, in effetti, è risibile, sono altri due i fattori che fanno ben sperare il presidente: innanzitutto i sondaggi sono girati collettivamente a suo favore negli ultimi giorni, il che, da un lato, rende minore la probabilità che si stiano sbagliando e, dall’altro, evidenzia che Obama, dopo un momento difficile a inizio ottobre, ha preso di nuovo in mano il timone della campagna. In secondo luogo, i rilevamenti statistici sul voto popolare nazionale si sono ora allineati a quelli, da sempre a lui più favorevoli, condotti negli stati swing.

LA MEDIA DEI SONDAGGI NEGLI SWING STATES. Se si guarda alle medie dei sondaggi stato per stato fatte da Real Clear Politics, Obama è in testa del 2,9% in Ohio, del 2% in New Hampshire, del 4,2% in Wisconsin, del 2,4% in Iowa, dell’1,5% in Colorado e del 2,8% in Nevada. Per contro, Romney è davanti dell’1,5% in Florida. La Virginia rimane lo stato più incerto, con il presidente al comando ma di un risicato 0,3%.

LE PERCENTUALI TRADOTTE IN COLLEGGI ELETTORALI. Secondo le proiezioni di Nate Silver, questa situazione si traduce, per Obama, in una probabilità di vittoria di circa l’91,6% e di un tetto di ben 307 grandi elettori. Secondo Larry Sabato, professore all’Università della Virginia e creatore del sito di analisi e pronostici elettorali Crystal Ball, il presidente vincerà più probabilmente 290 grandi elettori (ne sono sufficienti 270), che potrebbero diventare 303 se la Virginia dovesse davvero andare a lui (303 furono anche quelli vinti da Harry Truman nel 1948 e John F. Kennedy nel 1960).

CHI HA GIÀ VOTATO. Qualche ansia arriva ai democratici dai dati sul voto anticipato, che è il punto forte del partito del presidente perché i repubblicani tradizionalmente preferiscono recarsi alle urne il giorno delle elezioni. E fin qui, va detto, i democratici hanno votato in numero maggiore dei repubblicani quasi ovunque (eccetto il Colorado), ma il gap clamoroso che si era registrato nel 2008 è calato (anche se è cresciuto rispetto alle elezioni di medio termine di due anni fa). Quindi, ad esempio, in Iowa, i democratici vinsero il voto anticipato di 18 punti percentuali nel 2008 e di 6 nel 2010. Quest’anno sono in testa del 10%. E in Florida, dove nel 2008 votarono il 9% di democratici in più e nel 2010 il 12% in meno, il partito dell’asinello è tornato in testa ma di soli 4 punti.

5 novembre 2012, Madison (Wisconsin). Negli ultimti giorni di campagna elettorale Bruce Springsteen è stato protagonista di diversi eventi in favore di Barack Obama. (Mark Hirsch/Getty Images)

EARLY VOTE, DEMOCRATICI IN VANTAGGIO. Per chiarire, le schede del voto anticipato saranno contate solo a seggi chiusi martedì sera, ma visto il sistema che regola la registrazione degli americani alle liste elettorali, in molti stati si conosce il numero di persone auto-dichiaratesi democratiche o repubblicane che hanno già votato. Si possono quindi trarre conclusioni approssimative, perché nulla impedisce a un elettore registrato come democratico di votare per Romney, ma comunque indicative di una tendenza. E la tendenza in questo caso è un vantaggio democratico reale ma limitato e che i sostenitori del GOP possono senz’altro colmare il giorno del voto.

Prosegue su LetteraPolitica

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...