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Obama-Romney, otto stati per la vittoria

04/11/2012

Da Washington

Ora che questa campagna elettorale si è ormai lasciata alle spalle anche l’Uragano Sandy (con la vita che fatica però a riprendere a New York e sulla costa del New Jersey), gli americani sono pronti alla volata finale per l’elezione di martedì 6 novembre.

1 novembre 2012, Colorado. Barack Obama in campagna elettorale. (Jewel Samad/AFP/Getty Images)

OBAMA-ROMNEY, ULTIMI COMIZI. I contendenti alla Casa Bianca Barack Obama e Mitt Romney – impegnati in questo ultimo weekend prima del voto in un tour-de-force di raduni elettorali – zigzagano per gli Stati Uniti saltellando tra uno swing state e l’altro. Ma le loro suppliche agli elettori diventano di ora in ora meno rilevanti. A questo punto della gara i giochi sono fatti e di indecisi ne sono rimasti davvero pochi. Le due campagne fanno affidamento soprattutto alle proprie macchine organizzative e ai propri volontari, che hanno il compito di portare i rispettivi sostenitori alle urne e influenzare a proprio vantaggio la partecipazione elettorale.

PARTITA ANCORA APERTA. La partita è ancora quanto mai aperta e nessuno si azzarda a fare previsioni imprudenti, anche se la bilancia pende leggermente a favore di una rielezione di Obama.
I due candidati sono ormai destinati ad arrivare al giorno del voto sostanzialmente appaiati nei sondaggi nazionali. Il lavoro delle moltissime società demoscopiche attive in questo ciclo elettorale e, ancor più importanti, le medie dei loro rilevamenti statistici compilate dai siti Real Clear PoliticsHuffington Post eTalking Points Memo, suggeriscono che entrambi viaggiano sul 47-49% delle preferenze. Una situazione questa che non sorprende e anzi rispecchia le previsioni di un’elezione molto tirata fatte già da tempo.

1 novembre 2012, Virginia. Comizio elettorale di Mitt Romney. (Justin Sullivan/Getty Images)

OBAMA-ROMNEY, TESTA A TESTA DA MESI. Negli ultimi due mesi, il testa a testa fra il presidente in carica e l’ex governatore del Massachusetts ha funzionato un pò come un’altalena, con l’uno o l’altro in vantaggio ma sempre rigorosamente entro il margine di errore. Obama ha aperto lo sprint finale con il balzo in avanti fatto dopo le convention di partito di fine estate; Romney gli ha poi presto strappato il vantaggio con il primo dibattito presidenziale; infine l’arrivo di Sandy, se non decisivo, ha però messo un freno all’avanzata dello sfidante repubblicano tornando a pareggiare i conti. Nel primo sondaggio condotto dal Washington Post dopo il passaggio dell’uragano, otto elettori probabili su dieci, e i due terzi di sostenitori di Romney, hanno dichiarato di pensare che il presidente si sia comportato in maniera «eccellente» o perlomeno «buona» durante l’emergenza.

OTTO STATI PER VINCERE LA CASA BIANCA. Se il risultato è, dunque, ancora molto incerto, non ci sono invece dubbi sulla mappa elettorale. Basta guardare l’itinerario dei due candidati durante il fine settimana. Sono otto gli stati ancora in bilico in cui si deciderà il nome del prossimo presidente americano: Florida, Virginia, New Hampshire, Ohio, Wisconsin, Iowa, Nevada e Colorado (bisogna ricordare infatti che per vincere le elezioni presidenziali non basta avere la maggioranza nel voto popolare ma bisogna conquistare 270 di 538 grandi elettori).

OBAMA PIÙ «FLESSIBILE» DI ROMNEY. Obama è stabilmente in vantaggio, per quanto di poco, in Iowa, Nevada, Ohio e Wisconsin. Dovesse vincerli tutti e quattro, o anche solo Wisconsin e Ohio e uno solo tra Iowa e Nevada, si garantirebbe altri quattro anni alla Casa Bianca. Romney è dato leggermente in testa in Florida e Virginia, che però, da soli, non sono a lui sufficienti. In generale, il presidente ha maggior flessibilità del rivale negli stati swing, ovvero ha a disposizione diverse combinazioni di vittorie e sconfitte che comunque gli permetterebbero di essere rieletto. Romney ha davanti a sé una strada più rigida, che passa quasi certamente per l’Ohio (o per il Wisconsin, anche se questa ipotesi è meno probabile).LA STRATEGIA DELL’ULTIMO MIGLIO DI ROMNEY.Per provare a ampliare i propri orizzonti, la squadra elettorale dell’ex governatore – che come si sa è piena di soldi – sta investendo in pubblicità televisive (e addirittura minacciando apparizioni a sorpresa) anche in Pennsylvania, Michigan e Minnesota. Pur tradizionalmente democratici, questi stati avevano dato l’impressione per qualche tempo di poter diventare possibili nuovi terreni di conquista per il GOP. Ma gli esperti hanno molti dubbi sul fatto che, oggi, Romney abbia ancora qualche speranza di portarli a casa e, piuttosto, sono convinti che sia questo un tentativo da parte della sua campagna di distrarre gli avversari e proiettare un’immagine baldanzosa e ottimista ai propri sostenitori.

CORSA ANCORA TUTTA DA DECIDERE. Insomma, colpi di scena a parte, la corsa verso la Casa Bianca è ancora tutta da decidere e ne conosceremo il risultato solo la notte dello spoglio (se si arriva al fotofinish e bisogna attendere per il Colorado e il Nevada si faranno le ore piccole).

Prosegue su LetteraPolitica

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