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Obama vince, Romney non perde

23/10/2012

Da Washington

22 ottobre 2012, Boca Raton (Florida). Il presidente Barack Obama in un momento dell’ultimo dibattito presidenziale. (Jewel Samad/AFP/Getty Images)

Con il terzo e ultimo scontro di lunedì sera è calato il siparo sulla stagione dei dibattiti televisivi di questa campagna elettorale. E si è assistito anche all’ultima performance di questo genere da parte di Barack Obama, il quale, che vinca o perda il 6 novembre, non dovrà mai più apparire sul palcoscenico del faccia-a-faccia presidenziale.

POLITICA ESTERA, TERRENO VANTAGGISO PER OBAMA. L’ironia della sorte, o piuttosto il braccio di ferro tra le campagne dei due sfidanti durante la fase di programmazione dei dibattiti, ha fatto sì che l’ultimo grande evento di questo ciclo elettorale avesse come tema la politica estera, anche se, naturalmente, sia Obama sia il rivale repubblicano Mitt Romney hanno fatto di tutto per riportare la discussione su questioni di politica interna e economia, che, quest’anno in particolare, interessano gli elettori americani assai più che gli affari internazionali.

IL PRESIDENTE VINCE, MA NIENTE KO. Una fortuna quindi per il presidente, che ha potuto chiudere un difficile tris di dibattiti sul terreno a lui più favorevole. E non c’è dubbio che Obama abbia ottenuto una vittoria netta in questo giro, anche se nulla a che vedere con il K.O. da lui sofferto nel primo duello con Romney e che pesa ancora molto sui sondaggi.

«MENO CAVALLI E MENO BAIONETTE». L’ex governatore del Massachusetts si è confermato poco a proprio agio sulla politica estera, troppo meccanico nell’esecuzione, come uno studente che ha memorizzato bene i compiti a casa ma che non sa di che cosa parla. E a tratti Obama è parso proprio dargli una lezione – ad esempio, come nel video qui proposto – quando lo ha attaccato per la proposta, per altro davvero risibile, di incrementare le dimensioni della Marina, che, dice Romney, non sono così ridotte dal 1917. «Governatore», ha subito ribattuto Obama in maniera addirittura umiliante, «abbiamo anche meno cavalli e meno baionette, perché la natura dell’esercito è cambiata. Abbiamo queste cose chiamate portaerei, sui cui atterrano gli aerei. E queste navi che vanno sottacqua, chiamate sottomarini nucleari».

IL VERO OBIETTIVO DI ROMNEY. Sapendo in partenza di non poter vincere un dibattito di politica estera con l’attuale comandante in capo, Romney ha cercato di concentrarsi su due altri obiettivi: mantenere il sangue freddo e non farsi travolgere dalle critiche, in modo da apparire a propria volta almeno un pò presidenziale; e moderare il più possibile il proprio punto di vista, in modo da distanziarsi dalle politiche di aggressiva esportazione della democrazia di George W. Bush ormai detestate da tutti.

MODERAZIONE CON ESITI PARADOSSALI. Missione compiuta da parte del candidato repubblicano, anche se con risultati in parte paradossali. A forza di diluire il proprio messaggio elettorale per non spaventare i moderati, Romney ha infatti finito per avvallare con entusiasmo quasi tutte le politiche dell’Amministrazione Obama (sulle sanzioni contro l’Iran, sul sostegno ai movimenti pro-democratici della primavera araba, sulla partenza dall’Afghanistan entro il 2014), andando talvolta in corto circuito e promettendo, se eletto, di fare le stesse cose ma meglio.

Prosegue su LetteraPolitica

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