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Usa, la guerra dei sondaggi

22/10/2012

da Washington

Gli sfidanti nella corsa alla Casa Bianca, Mitt Romeney e Barack Obama.Gli sfidanti nella corsa alla Casa Bianca, Mitt Romeney e Barack Obama.

Tra gli effetti collaterali di una campagna elettorale per la Casa Bianca ci sono anche le vertigini, il senso di disorientamento tipico delle montagne russe. Un problema che affligge soprattutto chi segue troppo da vicino l’andamento altalenante dei sondaggi.
I democratici ne sono la vittima più recente, in preda ai sudori freddi dall’uscita, il 18 ottobre, di un rilevamento statistico di Gallup secondo il quale a poche ore dalterzo decisivo confronto in tivù (a Boca Raton in Florida lunedì 22 ottobre), il candidato repubblicano Mitt Romney sarebbe in vantaggio sul Presidente Barack Obama di ben sette punti percentuali.
Ma chi di rilevazioni statistiche se ne intende sa che certi dati vanno maneggiati con cautela.

VALORE PREDITTIVO LIMITATO. «I sondaggi sono l’equivalente di un’istantanea dell’umore elettorale del Paese nel momento esatto in cui vengono condotti, quindi hanno un valore predittivo molto ridotto fino ai giorni a ridosso del voto», ha spiegato a Lettera43.it Geoffrey Skelley, analista al Center for Politics dell’università della Virginia e tra i curatori del sito web di pronostici elettorali Crystal Ball , uno dei più rispettati negli Stati Uniti.

L’umore dei «registrati» e quello dei «probabili» elettori

Stretta di mano tra Romney e Obama al primo dibattito televisivo presidenziale.(© Ansa) Stretta di mano tra Romney e Obama al primo dibattito televisivo presidenziale.

I dati incriminati di Gallup, ad esempio, provengono da un rilevamento statistico che è aggiornato quotidianamente e riflette l’insieme delle risposte raccolte nei sette giorni precedenti (quella che si chiama «media mobile»). Si tratta inoltre di un sondaggio a due facce: Gallup segue sia l’evoluzione dei sentimenti degli elettori «registrati», gli aventi diritto che si sono iscritti nelle liste elettorali (cosa che in America non avviene automaticamente al compimento della maggior età) sia di quelli considerati «probabili», un gruppo più ristretto la cui composizione cambia costantemente durante un ciclo elettorale perché è determinata dall’entusiasmo nutrito verso il proprio candidato di riferimento, e la cui idea di andare alle urne è quindi mutevole.

ROMNEY CATTURA GLI INDECISI. Per Gallup, Romney conduce nettamente tra questo secondo gruppo di elettori, fatto che si spiega soprattutto con la sua ottima performance nel primo dibattito presidenziale, che ha molto energizzato i conservatori americani. Tra il primo campione, cioè tra coloro che teoricamente davvero hanno le carte in regola per andare a votare il 6 novembre, Romney sarebbbe in testa di tre punti. Quest’ultimo risultato, che ridimensiona dunque la sensazione iniziale, risulta in definitiva in linea con quelli delle altre società di sondaggi.

PER NBC E WSJ OBAMA È PARITÀ. Ad esempio, gli ultimissimi dati raccolti per conto diNbc e del Wall Street Journal, e rilasciati domenica 21 ottobre, hanno assegnato ai due contendenti alla Casa Bianca la stessa percentuale di preferenze, il 47%, tra gli elettori «probabili» e Obama in vantaggio con il 49% delle preferenze sul 46% di Romney tra gli elettori «registrati».

LA VERITÀ È UNA MEDIA. Vista l’abbondanza di rilevamenti statistici che vengono pubblicati quotidianamente, il suggerimento di Geoffrey Skelley è di «non affidarsi mai a un solo sondaggio», ma piuttosto di «fare la media di tutti quelli che escono». E per chi non ha tempo o voglia di mettersi a sommare e dividere i dati, ci sono siti web che già se ne occupano, con metodologie diverse e quindi risultati che variano.

A OGNUNO LA SUA LETTURA. Quattro i più conosciuti, Real Clear Politics, di tendenze conservatrici, Huffington Post e Talking Points Memo, entrambi decisamente liberal, e il blogFiveThirtyEight di Nate Silver, pubblicato dal New York Times e forse il più moderato del gruppo.
Il premio per la creatività va però a Slate, che, sulla base della media di Real Clear Politics, ha sviluppato un’animazione in cui il duello per la Casa Bianca prende la forma di una vera e propria corsa di cavalli.

A Romney l’inerzia del voto. Ma decidono gli Swing State

Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca nelle elezioni del 6 novembre.(© Getty Images) Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca nelle elezioni del 6 novembre.

Guardando all’insieme di tutti i sondaggi e alla loro evoluzione nel tempo si possono fare alcune considerazioni generali, anche se mai definitive. E di ragioni per sudare i democratici ne hanno comunque.
Romney ha in effetti recuperato il vantaggio che Obama aveva costruito tra la convention democratica di Charlotte e l’inizio della stagione dei dibattiti. Lo sprint per la Casa Bianca è quanto mai serrato e l’inerzia pare ora essere passata dalla parte dell’ex governatore del Massachusetts.
In secondo luogo, si intuisce dai sondaggi che Romney ha fatto grossi passi avanti in particolare grazie a un rapido miglioramento della propria performance con l’elettorato femminile, dal quale il candidato repubblicano è stato a lungo pesantemente distaccato (secondo Nbc/Wsj, il presidente conduce ancora di otto punti percentuali tra le donne, ma questo è il margine più piccolo registrato nell’intero 2012).

I SWING STATE DALLA PARTE DI OBAMA. A consolare i sostenitori di Obama rimane un fattore strutturale collegato al sistema elettorale americano. Il presidente degli Stati Uniti non viene, infatti, eletto direttamente tramite il voto popolare, ma deve invece assicurarsi una maggioranza dei grandi elettori (270 su 538), assegnati Stato per Stato sulla base della popolazione. Entrano quindi i gioco i sondaggi condotti a livello locale, in particolare laddove il risultato del voto è ancora imprevedibili: i famosi Swing State.

Prosegue su Lettera43

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