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A Biden non basta mostrare i muscoli

12/10/2012

Da Washington

Se c’è una cosa di cui non si può accusare Joe Biden è di essersi addormentato al volante del dibattito tra candidati alla vice-presidenza di giovedì sera. Critica invece insistentemente rivolta al Presidente Barack Obama dopo il suo primo faccia-a-faccia televisivo con l’avversario Mitt Romney.

BIDEN, UNA PERFORMANCE CHE RIDÀ FIDUCIA. Appresa la lezione, Biden si è presentato a Danville in Kentucky carico come una molla, aggressivo e pronto a puntare alla giugulare del repubblicano Paul Ryan. L’intento, certamente, era di ridare fiducia e ottimismo alla base di attivisti democratici, il cui entusiasmo per questo ciclo elettorale, appena ritrovato alla convention di Charlotte dopo un anno difficile, era tornato a sgonfiarsi come un palloncino bucato di fronte alla deludente performance del presidente la settimana scorsa.

UNA DISCUSSIONE FIN NEI DETTAGLI. In una discussione che, da subito, ha assunto ritmi molto intensi, è stato poco lo spazio dedicato agli elettori indipendenti e indecisi. Il modo in cui i due contendenti si sono addentrati nei dettagli delle rispettive proposte politiche, dall’Afghanistan alla sanità, presumeva una certa conoscenza delle questioni trattate e deve aver lasciato gli spettatori meno informati più confusi che convinti.

Un momento del dibattito tra il vicepresidente Joe Biden (a sin) e il candidato vicepresidente repubblicano Paul Ryan. (SAUL LOEB/AFP/GettyImages)

BIDEN HA INTERROTTO RYAN 90 VOLTE.E Biden in particolare, interessato più di ogni altra cosa a trasmettere nuova energia al pubblico democratico, ha presto abbandonato le buone maniere, interrompendo frequentemente Ryan (per un totale che pare abbia superato le 90 volte in un’ora e mezzo di dibattito), e altrimenti sorridendo in maniera sprezzante durante i suoi interventi.

RYAN HA AMMESSO L’USO DI FONDI FEDERALI. Con il risultato che, da un lato, il vice presidente ha fatto pesare la propria lunga esperienza politica, assicurandosi che Ryan apparisse, almeno a tratti, troppo giovane e impacciato per un palcoscenico di tale livello. Il deputato del GOP, inoltre, che nelle ultime settimane si è guadagnato la fama di uno che, in campagna elettorale, non si fa troppi problemi a deviare dai fatti, è stato preso in flagrante un paio di volte: ad esempio quando ha dovuto ammettere di aver richiesto, per il proprio distretto in Wisconsin, milioni di dollari in fondi federali provenienti dal pacchetto di stimolo economico voluto dall’Amministrazione e dai democratici al Congresso ma deplorato dai repubblicani.

VERRÀ RICORDATO COME IL «DIBATTITO BIDEN». D’altronde, Biden rischia però di aver offeso, con il suo atteggiamento così bellicoso, non solo i repubblicani, ma anche i telespettatori più sensibili, quegli americani che denunciano i toni troppo aspri della campagna elettorale in corso e vorrebbero vedere più dimostrazioni di cortesia e gentilezza reciproca.
Ryan, dal canto suo, ha offerto una prestazione forse sufficiente (mantenendo sempre la calma anche nei momenti più caldi della serata), ma che è stata oscurata da quella molto esuberante del proprio rivale. Questo dibattito sarà ricordato come il «dibattito Biden», sia in positivo sia in negativo, e questo non è un esito particolarmente desiderabile per i repubblicani.

Una galleria di ritratti di Joe Biden durante il dibattito. (SAUL LOEB/AFP/GettyImages)

DAI SONDAGGI, UN PUBBLICO PERPLESSO. Intanto, due sondaggi prodotti immediatamente dopo la fine della serata (e quindi da soppesare con attenzione), hanno dato risultati diametralmente opposti. Il 50% degli intervistati da CBS ha decretato vincitore Biden e solo il 31% ha preferito Ryan. Secondo CNN invece, il 48% attribuisce a Ryan la performance migliore e il 44% a Biden (va detto che mentre CBS ha incluso nel proprio rilevamento statistico gli elettori non ancora sicuri del proprio voto, CNN ha intervistato un campione di tutti gli spettatori del dibattito). In ogni caso, questo pare il segnale non tanto di un pareggio, ma piuttosto di un pubblico perplesso.

Prosegue su LetteraPolitica

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