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La grinta di Romney, gli errori di Obama

05/10/2012

3 ottobre 2012. Denver (Colorado). «Romney pare aver finalmente ritrovato se stesso e la solare autostima tipica di un energetico consulente di Wall Street durante una presentazione in Power Point». (Nicholas Kamm/AFP/GettyImages)

A un mese dalle elezioni americane la strategia elettorale del Presidente Barack Obama sembra sempre più mirata a giocare sicuro, nella speranza che l’inerzia di una campagna che lo ha visto quasi sempre in testa nei sondaggi, anche se di poco, gli consenta di tagliare il traguardo appena davanti al rivale repubblicano Mitt Romney.

DUELLO TV, LA STRATEGIA DI OBAMA NON PAGA. Un approccio conservatore e poco ambizioso, che non potrebbe essere più diverso dalle audaci promesse di cambiamento offerte nel 2008 e che dipende in larga parte dalla performance di Romney. Ma questa è una scommessa che, in coda al primo dibattito presidenziale di questa stagione elettorale, appare improvvisamente rischiosa.

ROMNEY RITROVA SE STESSO E PASSA ALL’ATTACCO. L’ex governatore del Massachusetts ha fatto a lungo, dalle convention fino almeno a ieri, il gioco dei democratici, inciampando in una gaffe dopo l’altra e mostrandosi freddo, distaccato e non a proprio agio nei panni di candidato alla presidenza. Nel dibattito di mercoledì sera, tutto dedicato a questioni fiscali e di bilancio, Romney pare, però, aver finalmente ritrovato se stesso e la solare autostima tipica di un energetico consulente di Wall Street durante una presentazione in Power Point. L’intensa preparazione cui si è sottoposto al contrario di Obama ha senz’altro pagato, trasformandolo da ex-amministratore tentennante e avido finanziere in concorrente credibile per la Casa Bianca, convinto delle proprie idee e convincente.

ROMNEY NON HA ALTRA SCELTA. Costretto a inseguire per mesi, se vuole recuperare il distacco e poi sorpassare il presidente, l’alfiere del GOP deve lanciare un’offensiva a tutto campo, per trasformare il voto di novembre in un referendum sul primo mandato dell’Amministrazione Obama, che come si sa riceve voti solo mediocri dall’elettorato a stelle e strisce.

3 ottobre 2012, Denver (Colorado). La strategia difensiva del presidente Obama si è rivelata perdente. (Nicholas Kamm/AFP/GettyImages)

E RIAFFERMA IL VOTO COME REFERENDUM SU OBAMA. Ed è proprio questo, da sempre, l’obiettivo della campagna repubblicana. Ma in estate la squadra di Romney si era un po’ persa per strada, tra la scelta di Paul Ryan come candidato alla vice-presidenza (e quindi l’innalzamento a piattaforma elettorale delle sue proposte di bilancio ultra-conservatrici) e poi la scadente performance alla convention di Tampa. L’aria di referendum sul presidente si era così rarefatta e l’elezione aveva cominciato invece a assumere i connotati di una vera e propria scelta tra due filosofie di governo, terreno senz’altro meno propizio al GOP visto lo scarso appeal personale di Romney e le sue proposte politiche vaghe e spesso contraddittorie.

ROMNEY IN PRESSING SU TASSE E DEBITO. Nel dibattito di Denver, l’ex governatore del Massachusetts è tornato con successo sul tema di quelli che molti elettori percepiscono come i fallimenti di Obama, dal debito pubblico fuori controllo, al piano di aumentare le tasse per i più ricchi (che Romney ha sapientemente descritto come un tentativo di alzare il carico fiscale sulle piccole imprese anche se non è questo il caso), all’odiata riforma sanitaria.

Prosegue su LetteraPolitica

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