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Russia-Usa: quasi gelo, ma Putin vota Obama

02/10/2012

Da Mosca

Il Ministro dello sport russo Vitaly Mutko ha annunciato la settimana scorsa che il proprio governo porterà a quasi 20 miliardi di dollari il budget per l’organizzazione dei mondiali di calcio del 2018, una cifra praticamente raddoppiata da quando la Russia si candidò a ospitare la manifestazione nel 2010, strappando la vittoria all’Inghilterra e alle accoppiate Spagna/Portogallo e Belgio/Olanda. «Questa va considerata una stima approssimativa», ha dichiarato Mutko. «È una somma necessaria a allestire campionati di alto livello in Russia». Il presidente della FIFA Sepp Blatter, annunciando, sempre la settimana scorsa e con un anno di anticipo, la lista delle città che ospiteranno il torneo, ha avuto parole di stima per il lavoro portato avanti fin qui dai russi. «Siamo in una posizione molto agevole per quanto riguarda l’organizzazione dei Mondiali 2018», ha detto Blatter.

Shopping in una via di Mosca. (Alexander Nemenov/AFP/Getty Images)

IL SOGNO DI PUTIN: UNA RUSSIA RICCA E SICURA DI SÉ. È questa la Russia dei sogni del neo-rieletto Presidente Vladimir Putin, che ha inaugurato a maggio il proprio terzo mandato a capo del Paese: ricca, efficiente e ammirata sul palcoscenico internazionale, entrata quest’estate anche nel WTO. La Russia dei viali imponenti e brulicanti di gente in questi giorni di fine estate, dei grandi magazzini, hotel di lusso e ristoranti e club alla moda che punteggiano la costosissima capitale Mosca, nel 2011 la quarta città più cara al mondo nel ranking pubblicato dalla società di consulenza Mercer.

VOLTARE PAGINA DEFINITIVAMENTE.Questa Russia così sicura di sé ha anche recentemente deciso di cacciare dai propri confini l’agenzia americana per lo sviluppo USAID. Perché al Cremlino non piace il lavoro di rafforzamento della società civile portato avanti dai soldi statunitensi e perché, ha spiegato il Ministero degli Esteri in un comunicato stampa, la Russia oggi elargisce aiuti internazionali e «respinge l’etichetta di Paese che riceve fondi per lo sviluppo». Insomma, a Mosca si vuole voltare definitivamente pagina rispetto ai primi anni novanta, quando il grosso dei finanziamenti USAID confluì nel Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica (il budget operativo di quest’anno consisteva di soli 50 milioni di dollari).

Mosca. Nella primavere 2012, imponenti manifestazioni di protesta per la rielezione di Vladimir Putin hanno attraversato la capitale. (Andrey Smirnov/AFP/GettyImages)

DIETRO IL SIPARIO DI PUTIN. Poco importa che il ritorno di Putin al Cremlino sia stato accolto da massicce proteste popolari, che la situazione politica interna rimanga tesa, la corruzione imperante e che l’economia interamente dipendente dal prezzo del petrolio e del gas naturale sia poco sostenibile. Per il presidente russo, la priorità è rispolverare ancora una volta l’immagine della Russia agli occhi della comunità internazionale, consolidandone il prestigio e rafforzandone l’influenza politica, anche a costo di esacerbare le perenni tensioni con Washington.

RUSSIA-USA, RELAZIONI DETERIORATE.L’operazione di reset delle relazioni USA-Russia voluta dal Presidente Barack Obama durante la presidenza del più moderato Dmitry Medvedev si è conclusa in un nulla di fatto. Al di là della collaborazione tra i due Paesi sulle questioni del terrorismo di matrice islamica e della guerra in Afghanistan (in particolare a livello logistico) e la firma del nuovo trattato START sulla riduzione degli armamenti nucleari, la loro relazione bilaterale è andata in realtà deteriorando. In particolare, il ruolo di opposizione giocato da Mosca all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul programma nucleare dell’Iran e sulla guerra civile in Siria fa infuriare la Casa Bianca e fa dire, al candidato repubblicano Mitt Romney, che la Russia è il «nemico geopolitico numero 1» degli Stati Uniti.

Prosegue su LetteraPolitica

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