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Congresso Usa, record di inefficienza

23/09/2012

Da Washington – Iniziato il conto alla rovescia verso le presidenziali di novembre, negli Stati Uniti sta simultaneamente giungendo al capolinea il tortuoso percorso dell’attuale 112mo Congresso, tra i meno produttivi e meno amati della storia a stelle e strisce. Senatori e deputati hanno lasciato Washington giovedì per rientrare nei propri stati di origine e dedicarsi anima e corpo agli elettori. Ritorneranno nella capitale statunitense solo dopo il voto e in versione lame-duck («anatra zoppa»), epiteto che si dà ai rappresentati eletti ormai a fine mandato, i cui successori sono già stati scelti dalla cittadinanza.

PRIMA DELLO STOP, BLOCCATA UN’ALTRA LEGGE. Naturalmente, prima di scapparsene verso pasture più verdi, i membri del Congresso hanno fatto in modo di bloccare questa settimana l’ennesima proposta di legge che, almeno a prima vista, appariva ragionevole, innocua e bipartisan: una misura che avrebbe messo a disposizione fondi federali per un miliardo di dollari con l’obiettivo di creare 20 mila nuovi posti di lavoro in cinque anni per i veterani (in una nazione che non smette mai di celebrare, a parole, i propri eroi di guerra, il Dipartimento del Lavoro stima che il tasso di disoccupazione tra i militari di ritorno dall’Iraq e dall’Afghanistan sia al 10,9%, ben oltre la media nazionale dell’8,1%).

Washington, 5 gennaio 2011. Lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, prima della cerimonia di giuramento dei nuovi deputati. (Alex Wong/Getty Images)

IL PEGGIOR CONGRESSO IN TERMINI DI LEGGI APPROVATE. Rischia di chiudersi, così, con molta amarezza, una legislatura davvero disastrosa. Dal gennaio 2011, Camera e Senato sono stati capaci di approvare solo 173 leggi, un un vero e proprio record in negativo. Mai Congresso nella storia degli Stati Uniti ha fatto peggio. Nei due anni tra il gennaio 1947 e il dicembre 1948, ad esempio, quello che il Presidente Harry Truman definì «do-nothing Congress», il congresso nullafacente, produsse 906 leggi. E il 104mo congresso della guerra di trincea tra l’allora speaker Newt Gingrich e il Presidente Bill Clinton ne confezionò 333.

I PROVVEDIMENTI BLOCCATI. Tra le vittime dell’attuale inefficienza di Washington ci sono state anche il rating degli Stati Uniti, declassato l’estate scorsa da Standard & Poor’s mentre la Camera dibatteva ad nauseam se autorizzare o meno il governo federale a innalzare il tetto di indebitamento pubblico; il pacchetto di aiuti all’agricoltura, ormai un classico dell’agenda legislativa ma mai rinnovato quest’anno quando era quanto mai urgente vista la siccità che ha colpito il Midwest; e persino una proposta di legge volta a combattere la minaccia crescente del cyber-terrorismo.
Rimane inoltre in sospeso la questione del «precipizio fiscale» , una bomba a orologeria di tagli alla spesa pubblica e aumento delle tasse che esploderà automaticamente a gennaio 2013 a meno che il Congresso non trovi prima un accordo su come affrontare il problema del debito.

L’ACCANIMENTO CONTRO OBAMACARE. In compenso, la Camera ha votato ben 33 volte a favore dell’abrogazione della legge di riforma sanitaria voluta dal Presidente Barack Obama, nonostante si trattasse di una mossa puramente simbolica, che mai avrebbe visto la luce del sole, dato il Senato a maggioranza democratica e il potere di veto della Casa Bianca, e anche dopo che la Corte Suprema aveva dichiaratoObamacare costituzionale.

Prosegue su LetteraPolitica

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