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Elezioni per il Congresso: Obama o Romney, comunque un presidente dimezzato

12/09/2012

Da Washington

Ora che è sceso il sipario sulle convention di partito, che i delegati sono rientrati nelle proprie case di provincia e che la campagna elettorale si avvia inarrestabile verso lo sprint finale, è chiaro che il Presidente Barack Obama e i democratici hanno tratto maggior vantaggio dal meeting di Charlotte che Mitt Romney e i repubblicani da quello di Tampa.

9 settembre 2012. Un momento della 2 giorni di Barack Obama in pullman attraverso la Florida. (SAUL LOEB/AFP/GettyImages)

SPETTATORI E SONDAGGI PREMIANO OBAMA. La serata finale della convention democratica ha attirato, secondo i rating di Nielsen, 35,7 milioni di spettatori, un calo lieve sui 38,4 milioni di persone che avevano seguito il discorso di Obama da Denver nel 2008. Performance assai peggiore per il GOP, passato dai 38,4 milioni che si sintonizzarono per ascoltare John McCain quattro anni fa ai 30,3 milioni che hanno guardato Romney quest’anno. E assieme all’audience televisiva, i democratici hanno catturato anche un maggiorebump elettorale (quel balzo nei sondaggi che solitamente segue le convention). Il più recente rilevamento statistico prodotto dalla CNN — pubblicato lunedì — vede il presidente in carica in vantaggio con il 52% delle preferenze degli elettori «probabili» contro il 46% dello sfidante repubblicano. Prima delle convention, i due erano appaiati al 48%.

OLTRE LA CASA BIANCA, LA CORSA PER IL CONGRESSO. Ma mentre il pubblico americano e internazionale si lascia abbagliare dai riflettori puntati sulla sfida per la Casa Bianca, dietro le quinte si stanno delineando in queste settimane una serie di duelli elettorali, per la Camera e per il Senato, che, per il futuro degli Stati Uniti, sono di importanza forse maggiore di quello per la presidenza. La composizione del prossimo Congresso di Washington, infatti, detterà i termini dell’agenda legislativa del governo americano fino almeno alle elezioni di medio termine del 2014 e, sondaggi alla mano, non va escluso che l’empassedegli ultimi due anni prosegua anche dopo novembre.

CAMERA, MAGGIORANZA GOP VERSO LA RICONFERMA. Per legge elettorale, si rinnovano quest’anno tutti i 435 seggi della Camera e 33 dei 100 seggi al Senato. Visto il gran numero di candidati in corsa e il fatto che si tratta di elezioni su base locale (influenzate da una miriade di fattori demografici e politici), i risultati del voto per la Camera sono particolarmente difficili da prevedere. Detto questo, i pronostici danno una quasi certa riconferma della maggioranza repubblicana eletta nel 2010. Ma si prevede anche che i democratici riconquisteranno almeno qualcuno dei seggi persi due anni fa. Secondo il blogCrystal Ball di Larry Sabato e del Center for Politics dell’Università della Virginia, tra i più noti in fatto di predizioni elettorali, i democratici potrebbero riprendersi tra i cinque e i dieci deputati, ricalibrando leggermente l’attuale equilibrio tra le forze politiche (al momento ci sono 242 deputati repubblicani e 192 democratici).

Membri del Congresso. (Mark Wilson/Getty Images)

SENATO, I DEMOCRATICI POTREBBERO RAFFORZARSI. Al Senato, oggi la risicata maggioranza democratica (51 rappresentanti dell’asinello, due indipendenti e 47 repubblicani), la situazione è altrettanto difficile da pronosticare. Nei mesi peggiori dell’Amministrazione Obama sembrava quasi certo che i repubblicani vi si sarebbero imposti. Di recente, però, dati un paio di pre-pensionamenti inattesi (ad esempio quello della moderata senatrice repubblicana del Maine Olympia Snowe) e di uscite poco consone di altri colleghi in corsa (ad esempio i commenti di Todd Akin, candidato in Missouri, sullo stupro) le chance del GOP sembrano essersi molto ridotte.

SENATO, LE SFIDE DECISIVE. Secondo il sito web Politico, i giochi saranno decisi in particolare da tre testa-a-testa: quello in Virginia tra l’ex governatore democratico Tim Kaine e l’ex senatore repubblicano George Allen; quello in Florida, tra il senatore democratico in carica Bill Nelson e l’attuale deputato repubblicano Connie Mack; e quello in Ohio tra il senatore democratico Sherrod Brown e lo sfidante Josh Mandel (guarda caso Virginia, Florida e Ohio sono considerati cruciali anche per l’elezione del presidente).

Prosegue su LetteraPolitica

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