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Obama, la raccolta fondi non decolla

06/09/2012

4 settembre 2012. Michelle Obama durante il suo discorso alla convention democratica di Charlotte. (Photo by Joe Raedle/Getty Images)

Da Charlotte, North Carolina

Nella prima serata della convention democratica, i delegati si sono commossi di fronte all’emozionante tributo video al Senatore Ted Kennedy, deceduto nell’estate del 2009; si sono abbandonati a applausi scroscianti durante il discorso incalzante della First Lady Michelle Obama; e hanno accolto calorosamente l’esordio sul palcoscenico nazionale della stella nascente del partito, il sindaco di San Antonio Julian Castro.

DUE FANTASMI PREOCCUPANO I DEMOCRATICI. Ma, anche in queste ore festive, due fantasmi continuano a popolare gli incubi dei democratici riuniti a Charlotte. Lo stato non esaltante dell’economia americana e il vantaggio di Mitt Romney e dei repubblicani quanto a fondi elettorali, soprattutto grazie al ruolo giocato in questa stagione elettorale dalle Super PAC, quei gruppi politici indipendenti ma evidentemente schierati che sonoentrati di prepotenza sulla scena politica americana per via della decisione della Corte Suprema nel caso Citizens United vs. Federal Election Commission.

SUPER PAC RICCHE E SENZA CONTROLLO. «È un sistema che permette di spendere soldi in maniera irresponsabile», dice Erik Wells, delegato della West Virginia e, da sei anni, senatore al parlamento statale. «Le Super PAC possono dire quello che vogliono senza verifica dei fatti, in maniera anonima». E, data la differenza di fondi a disposizione, i repubblicani quest’anno possono approfittarne più che i democratici.

100 MILIONI DI DOLLARI AL MESE PER ROMNEY. Nei mesi di maggio, giugno e luglio Romney e il GOP hanno raccolto, in sequenza, contributi elettorali per 77, 106 e 101 milioni di dollari. Dati preliminari ottenuti da Politico rispetto al mese di agosto fanno pensare che i repubblicani abbiano superato quota 100 milioni per il terzo mese consecutivo. Nello stesso arco di tempo, il Presidente Barack Obama e il partito dell’asinello hanno messo assieme 60 milioni di dollari in maggio, 71 milioni in giugno e 75 milioni in luglio (non ci sono ancora informazioni su agosto).
Un gap tra le riserve finanziarie dei due contendenti che va progressivamente aumentando e potrebbe consentire allo sfidante di raccogliere più soldi del presidente in carica per la prima volta nella storia. E una sfida, per i democratici, che va ben oltre la campagna elettorale per la Casa Bianca.
«In Arizona stiamo cercando di sconfiggere uno sceriffo molto discutibile [il durissimo Joe Arpaio]», dice Christina Shelley, un’attivista democratica arrivata a Charlotte dai sobborghi di Phoenix. «La maggior parte dei soldi spesi per la sua campagna elettorale proviene non dall’Arizona ma da altri stati, gente che non vive nella mia contea eppure vuole imporre a noi la sua opinione, è un sistema che non mi piace per nulla».

SUPER PAC REPUBBLICANE LE PIÙ RICCHE. In parte, il vantaggio repubblicano in fatto di Super PAC è dovuto al gran numero di ricchissimi imprenditori e finanzieri americani che gravitano attorno alla destra per questioni filosofiche ma soprattutto economiche, data l’opposizione all’intervento governativo sul settore privato e sui mercati (fra loro anche quelli che votarono per Obama nel 2008 ma che si sono poi sentiti traditi dal presidente, in particolare per via dei suoi tentativi di regolare Wall Street).

REPUBBLICANI SUBITO FAVOREVOLI ALLE SUPER PAC. In parte, però, questo è anche il risultato delle reazioni opposte avute dai due schieramenti di fronte alla decisione della Corte in Citizens United. I repubblicani si sono immediatamente gettati a capofitto nel nuovo genere di raccolta fondi consentito dal liberalizzato sistema di finanziamento delle campagne elettorali. Non avendo riserve sui contenuti del verdetto dei giudici, politici e gruppi conservatori si sono messi subito al lavoro per corteggiare i miliardari e convogliare i soldi della grande industria verso di sé.

Priorities Usa, super Pac che appoggia Obama.

LA RILUTTANZA E IL RITARDO DEI DEMOCRATICI. I democratici, invece, si sono fatti trovare impreparati e, essendo opposti ai principi costituzionali inerenti al nuovo regime elettorale (in breve, che il denaro è una forma come un’altra di espressione protetta dalla Costituzione, che lecorporation vanno trattate legalmente alla stregua degli individui e che i finanziamenti dei privati alla politica non generano automaticamente della corruzione), hanno fatto molta fatica a ingranare.
Priorities USA, il più grosso gruppo indipendente a battersi per Obama, è nato nell’aprile 2011. Eppure il presidente, così contrario alle Super PAC, si è rifiutato a lungo di incoraggiare i propri sostenitori più ricchi a contribuirvi. Solo a febbraio di quest’anno, con quasi dodici mesi di ritardo, Obama ha ceduto, lasciando, in maniera pur sempre riluttante, che la propria squadra elettorale si allineasse alla cultura oggi imperante nel mondo della raccolta fondi.

Prosegue su LetteraPolitica

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