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La missione di Obama: ridare entusiasmo

04/09/2012

In fila per assaggiare le delizie al BBQ del sud. (© Valentina Pasquali)

Da Charlotte, North Carolina

Si è aperta con una festa nel centro di Charlotte, città sede di Bank of America e centro finanziario secondo solo a New York City, la convention nazionale del Partito Democratico. In occasione delLabor Day americano, che cade il primo lunedì di settembre, migliaia di delegati e attivisti, ma anche di residenti, sono confluiti su Tryon Street e sulle vie adiacenti in questa piccola downtown di grattacieli in vetro per curiosare tra le bancarelle, mangiare barbecue — la carne grigliata e marinata in una salsa tra l’affumicato e il dolciastro che contraddistingue la cucina del Grande Sud — acquistare magliette e cappellini marcati Obama, e ascoltare una lunga serie di performance musicali, conclusasi nel tardo pomeriggio, tra un diluvio e l’altro, con numeri di Jeff Bridges e James Taylor.

IL CONFRONTO CON IL 2008. Atmosfera effervescente, quindi, a CarolinaFest, questa inusuale festa dell’Unità a stelle e strisce. Un clima sorprendentemente esuberante per il calcio d’inizio di un convegno cui i democratici arrivano con meno spinta di quella ostentata nel 2008. Nei prossimi tre giorni di lavori, il partito dovrà dimostrare al Paese di aver ritrovato almeno un po’ dell’entusiasmo contagioso della campagna di quattro anni fa, di essere pronto a serrare i ranghi in vista del voto di novembre, e di possedere il programma di governo e il candidato, nella figura del Presidente Barack Obama, più credibili per navigare le acque burrascose di questo momento storico così difficile per l’economia nazionale e mondiale.

Due sostenitori di Obama ballano sotto il palco di CarolinaFest. (© Valentina Pasquali)

L’AMERICA STA MEGLIO DI QUATTRO ANNI FA? E la domanda sulla bocca di tutti, qui a Charlotte in North Carolina come a Portland in Oregon, a Madison in Wisconsin e a Tuscaloosa in Alabama, è: gli americani stanno meglio oggi che quattro anni fa? È questo il ritornello tipico di ogni campagna in cui si ripresenta un presidente in carica e, quest’anno, i democratici devono assolutamente convincere gli elettori che la risposta è positiva, anche con tutte le limitazioni del caso, se vogliono rimanere alla Casa Bianca. Impresa non facile in particolare se si guarda ai dati sul mercato del lavoro. Al momento dell’insediamento di Obama, nel gennaio 2008, il tasso di disoccupazione in America era del 7,8%. Oggi, tre anni e mezzo più tardi, si è assestato sull’8,3%, dopo aver raggiunto un picco del 10% nell’ottobre 2009.

TUTTE LE ANIME DEL PARTITO DEMOCRATICO. Mentre CarolinaFest impazza dietro l’angolo, Ruth Rudy, ex-deputata — per quattordici anni — al parlamento statale della Pennsylvania e alla undicesima convention democratica, è già al lavoro dentro il Centro Congressi (uno dei tre spazi in cui ha luogo questo evento). Qui si tengono, durante tutta la settimana, le riunioni dei vari sottogruppi che compongono il partito, i giovani, le donne, gli afro-americani, gli ispanici, i disabili e via dicendo.

RUTH RUDY E I SUOI CAPPELLI. «Io ho perso tantissimi soldi sul mercato finanziario quattro anni fa, tra il settembre e l’ottobre del 2008, quando George W. Bush era ancora presidente», dice Rudy, famosa per i cappelli stravaganti, due dei quali, quello indossato nel 2008 per Obama e un altro creato nel 1992 in onore di Bill Clinton, sono ora di proprietà della Smithsonian Institution di Washington DC. «Quindi, penso, stiamo meglio oggi, i prezzi delle case sono in salita e ci sono più posti di lavoro a disposizione».

RIVENDICARE CON ORGOGLIO IL LAVORO FATTO. È proprio questo il mantra della campagna di Obama. La crisi è scoppiata alla fine del secondo mandato di Bush e, negli ultimi quattro anni, l’amministrazione democratica non ha fatto altro che «ripulire il caos», stabilizzando l’economia e gettando le fondamenta per una più rapida crescita economica in futuro.
Ma gli attivisti di partito riuniti a Charlotte questa settimana sono d’accordo sul fatto che, perché questo messaggio sia davvero vincente, è importante che i leader democratici comincino a parlare con più insistenza degli obbiettivi già raggiunti. «Entro novembre, devono descrivere in maniera più convincente i modi in cui hanno già fatto ripartire l’economia», prosegue Rudy. Insomma, la base si auspica un team Obama meno umile e più apertamente orgoglioso dei successi ottenuti fin qui, a partire dalla riforma sanitaria per arrivare al salvataggio dell’industria automobilistica passando per il pacchetto di stimolo economico.

Prosegue su LetteraPolitica

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