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Qualche riflessione dalla convention repubblicana

31/08/2012

Si è chiusa giovedì sera con un dialogo surreale tra Clint Eastwood e una sedia vuota, un discorso senza infamia e senza lode di Mitt Romney e una cascata di palloncini rossi-bianchi-blu, la convention del Partito Repubblicano a Tampa.

Il candidato repubblicano alla Presidenza ha accettato ufficialmente la nomination del GOP alla convention di TampaAl termine di una settimana di discorsi, conferenze e interviste con ogni genere di rappresentanti del partito, delegati, candidati, onorevoli e senatori, un paio di fatti saltano agli occhi.

Per ragioni diametralmente opposte, né Romney né il suo vice Paul Ryan possono davvero fare campagna elettorale sulla base del proprio passato politico — da governatore del Massachusetts il primo e da onorevole a Washington il secondo.

In Massachusetts, Romney ha portato avanti un’agenda legislativa moderata, sulla sanità, l’ambiente, i diritti dei gay, che la base del GOP non può assolutamente tollerare. Di conseguenza, se avesse scelto di parlare onestamente della propria esperienza da governatore (appena accennata nel discorso di Tampa) Romney non avrebbe neanche vinto la nomination repubblicana, figuriamoci la presidenza.

Ryan, al contrario, ha un curriculum talmente conservatore, e ha recentemente offerto una proposta di bilancio così di destra, da renderlo sostanzialmente indigesto ai repubblicani moderati e agli indipendenti.

E allora i due preferiscono glissare sui dettagli del proprio programma elettorale e, eventualmente, di governo (che sostanzialmente non esiste), per dedicarsi invece a altisonanti ma improbabili promesse elettorali (12 milioni di nuovi posti di lavoro! Meno tasse! Più difesa! Pareggio di bilancio!) e a attaccare il Presidente Barack Obama per le scelte compiute negli ultimi quattro anni.

In secondo luogo, dopo questa sessione di full-immersion repubblicana, mi pare di aver capito che, generalmente, per la base del GOP questioni come l’aborto, il matrimonio gay, l’ambiente, la sanità, il pareggio di bilancio, sono senz’altro interessanti (e per alcune minoranze interne al partito anche molto sentite), ma finiscono per essere messe in secondo piano. Su questi temi, infatti, i repubblicani non sono così compatti come si pensa. Piuttosto questi sono diversivi elettorali che servono a mobilitare questo o quel pezzo di partito. Tanto agli altri non gliene frega niente.

Quello che conta, invece, la ragione principale per cui si diventa e si rimane repubblicani, quello che unisce tutti i disparati gruppi di gente che si dice conservatrice, sono le tasse, o meglio, il desiderio di pagarne sempre meno.

Del resto, bisogna ricordarsi che, se i pellegrini hanno raggiunto il territorio americano in cerca di libertà religiose, gli Stati Uniti d’America sono nati  perchè i coloni del nuovo mondo si sentivano perennemente oppressi dalle tasse imposte loro dalla corona britannica.

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