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Climate change, i repubblicani non ci credono

31/08/2012

Da Tampa, Florida
La temperatura atmosferica è in continuo aumento, i fenomeni climatici estremi (si pensi alla terribile siccitàche ha devastato il Midwest americano quest’estate) stanno crescendo di intensità e frequenza e, guarda caso, l’uragano Isaac ha in parte deragliato il programma della convention del GOP a Tampa. Eppure i repubblicani qui riuniti non si accorgono di nulla. E di cambiamento climatico non ne vogliono sentire parlare. O meglio, non accettano alcuna responsabilità umana per quello che considerano un fatto perfettamente normale e temporaneo.

Art Robinson

CLIMATE CHANGE: L’UOMO NON È RESPONSABILE. «Il riscaldamento globale è una realtà, ma si tratta di una fluttuazione naturale nella temperatura della terra», dice Art Robinson, candidato repubblicano al Congresso di Washington nel quarto distretto dell’Oregon, «la comunità scientifica non ha alcuna prova che le attività umane ne siano la causa».

«WASHINGTON NON DEVE INTERVENIRE». Robinson, già candidato nel 2008 quando ricevette il 43,7% delle preferenze, è molto attivo su questo fronte ed è l’autore di una petizione al governo federale in cui circa trenta mila scienziati (o meglio, individui con titoli di studio universitari nel ramo scientifico), che si dicono scettici sulla questione, chiedono al governo federale di non prendere alcuna misura per contrastare il cambiamento climatico.
«Mitt Romney e Paul Ryan hanno una visione più ragionevole e pragmatica dell’Amministrazione Obama su questo problema», prosegue Robinson. E non ha tutti i torti. Ryan, in particolare, ha un record ambientale disastroso. In un editoriale del 2010, in cui attaccava il piano democratico per introdurre negli Stati Uniti un meccanismo di cap-and-trade, scriveva, falsamente, che «tra gli scienziati c’è sempre più disaccordo sul cambiamento climatico e le sue cause».

TUTTAVIA, NESSUNO VUOLE ESSERE INQUINATO. In generale, durante la sua lunga carriera a Washington, ha sempre votato contro le norme ambientali e a favore dell’industria dell’energia. Naturalmente, anche tra i repubblicani più conservatori, nessuno vuole bere l’acqua avvelenata dal fracking o respirare l’aria inquinata dall’ossido di carbonio. Quindi, al di là del dibattito sul riscaldamento globale, gli attivisti del GOP riconoscono che il governo di Washington debba avere un qualche ruolo nel sorvegliare le attività industriali e i consumi energetici e proteggere la salute dei cittadini. Ma quando li si interroga su come immaginano tale ruolo, nessuno riesce a dare risposte concrete.

L’ASTIO VERSO L’AGENZIA PER L’AMBIENTE. Quello che emerge, invece, è l’astio profondo sentito nei confronti della Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia federale che si occupa di ambiente. «Le norme ambientali hanno un ruolo da giocare, ma bisogna operare con buonsenso, senza soffocare l’innovazione e il mercato come succede oggi con la EPA», dice Stephen Broden, pastore protestante del Texas e delegato alla convention, «il governo deve semplicemente assicurarsi che non accada nulla di particolarmente pericoloso». Insomma, a Washington è riconosciuta una funzione, estremamente ridimensionata, di monitoraggio e consulenza sulle attività portate avanti dagli stati e dall’industria.

Prosegue su LetteraPolitica

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