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Repubblicani in festa, aspettando Romney

28/08/2012

Delegati repubblicani al Tampa Bay times Forum. (BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/GettyImages)

Da Tampa, Florida
Ora che Isaac è in rotta di collisione con la costa della Louisiana — a sette anni quasi esatti dall’impatto dell’uragano Katrina che nel 2005 devastò la città di New Orleans — e che in Florida l’emergenza maltempo è rientrata, la convention del Partito Repubblicano riprende regolarmente martedì pomeriggio, dopo la cancellazione del primo giorno di lavori per via di forti venti e piogge.

La paura per un eventuale arrivo di Isaac non ha comunque impedito ai circa cinquanta mila visitatori arrivati a Tampa per prendere parte all’evento di cominciare i festeggiamenti, parte integrante di ogni convention. Mentre il centro, blindato per l’occasione, è rimasto fin qui piuttosto desolato e un po’ spettrale, pattugliato solo da poliziotti in tenuta anti-sommossa, i locali del resto della città brulicano di delegati, giornalisti, attivisti, volontari, finanziatori del partito, lobbisti e curiosi di vario genere.

In particolare a Ybor City, quartiere a nordest di downtown tra i più vecchi di Tampa, fondato a fine ottocento dagli imprenditori dell’industria del tabacco e famoso oggi per il cibo cubano, la vita notturna e i negozi di sigari. Lunedì sera, Ybor City era un gran pullulare di gente in festa, chi in abito da sera e chi in pantaloncini corti, ma tutti comunque in fila, biglietti e pass appesi attorno al collo, pazientemente in attesa di entrare a questo o quel ricevimento.

BATTERE OBAMA PER CAMBIARE LA STORIA USA. Inebriati o no, i repubblicani che sono discesi su Tampa questa settimana appaiono determinati a sconfiggere il Presidente Barack Obama a novembre. La base del GOP attribuisce a questa elezione un’importanza storica. La sensazione diffusa tra i partecipanti alla conventionè che gli Stati Uniti si trovino oggi a un crocevia, tra un futuro di indebitamento pubblico insostenibile e di default in stile Grecia e un ritorno ai valori di individualismo e castigatezza che, secondo loro, hanno fatto grande l’America. Poco importa che, alla verifica dei fatti, il programma elettorale del loro candidato Mitt Romney offra ben poco quanto a riduzione del debito, dati i tagli alle tasse e il contemporaneo aumento della spesa per la Difesa.

IL NODO CENTRALE: WASHINGTON FORTE O DEBOLE. Ma non c’è dubbio che, almeno in linea teorica, la battaglia tra i sostenitori di un governo federale forte e influente e quelli, come il Tea Party, che auspicano invece di indebolire il potere di Washington, sta dominando questo ciclo elettorale, anche al di fuori di Tampa. E su questa questione, gli Stati Uniti sono divisi come non mai.

OBAMA E ROMNEY APPAIATI NEI SONDAGGI. I sondaggi più recenti danno Obama e Romney in un testa-a-testa serrato che probabilmente non si risolverà fino al giorno del voto. Secondo Gallup, l’ex governatore del Massachusetts è davanti di un solo punto percentuale, con il 47% delle preferenze contro il 46% del presidente (in dodici delle ultime quindici tornate elettorali il candidato che conduceva questo particolare rilevamento statistico immediatamente prima delle convention ha finito per vincere). CNN, invece, che ha indagato sui dati stato per stato, vede Obama in vantaggio in Florida, 50% a 46%, e Romney in North Carolina, 48% a 47%.

Prosegue su LetteraPolitica

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