Skip to content

Energia, Obama non è abbastanza verde

20/08/2012

Da Washington

Snervati dal difficile ma irrinunciabile rapporto con la regione mediorientale e i Paesi produttori di petrolio, gli Stati Uniti dell’Amministrazione Obama stanno cercando oggi di intraprendere la strada dell’indipendenza energetica, con una strategia che il presidente ha definito onnicomprensiva. Riprendendo lo slogan «all of the above», coniato a suo tempo dall’ex rivale repubblicano John McCain, Obama mira a coniugare maggior risparmio energetico con un notevole aumento della produzione interna, sia di fonti tradizionali sia rinnovabili.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA: IL FRACKING. Anche le nuove tecnologie fanno la propria parte in questa rincorsa americana verso l’indipendenza energetica, permettendo di raggiungere depositi che erano, fino a poco tempo fa, fuori dalla portata anche delle grandi multinazionali. Il fracking (o fatturazione idraulica) primo fra tutti, un sistema che utilizza la pressione di fortissimi getti d’acqua per recuperare gas naturale intrappolato in profondità nelle rocce. Grazie allo sfruttamento di giacimenti come quello delMarcellus Shale, che si trova al confine tra New York, Ohio, Pennsylvania e West Virginia, nel 2011 ilfracking ha contribuito alla produzione di circa un terzo di tutto il gas naturale americano, un tasso più che raddoppiato dal 2008, quando lo si stimava sull’11%.

LE FONTI RINNOVABILI NON DECOLLANO. Nel frattempo, il risparmio energetico negli Stati Uniti si sta concretizzando attraverso l’imposizione di standard di efficienza più rigidi per le automobili ma poco altro. E anche se l’uso di fonti rinnovabili è in aumento, continua a rappresentare una percentuale minuscola dell’industria energetica a stelle e strisce. L’eolico, ad esempio, copre solo il 3,3% della domanda nazionale. Le compagnie petrolifere poi, che per qualche anno all’inizio del nuovo millennio avevano cominciato a investire nella ricerca e sviluppo di fonti alternative, hanno deciso recentemente di mettere fine ai propri sforzi per tornare a concentrarsi sulle risorse tradizionali. La Shell ha terminato le proprie attività nel settore del solare e dell’eolico nel 2009 e la BP ha chiuso la propria divisione solare a fine 2011.

L’INFLUENZA DELLA LOBBY PETROLIFERA. La realtà è che, in America, la pressione sociale e politica sull’industria del carbone, del petrolio e del gas naturale è molto diminuita negli ultimi anni. Questo è, in parte, il risultato della crisi economica, che ha reso gli elettori avversi al rischio e interessati solo a questioni come occupazione e crescita economica. E in parte è un fenomeno dovuto alla grande influenza esercitata dalla lobby dell’energia sul governo di Washington, lobby che si sta facendo sentire naturalmente anche in questo ciclo elettorale. I famosi fratelli texani David e Charles Koch, magnati del petrolchimico e tra gli uomini più facoltosi al mondo con una ricchezza stimata in circa 50 miliardi di dollari, hanno detto di essere pronti a sborsare fino a 200 milioni di dollari per finanziare i loro candidati preferiti nella campagna per le elezioni di novembre.

INQUINAMENTO MADE IN USA. La conseguenza è, ovviamente, che gli Stati Uniti continuano a emettere grandi quantità di gas inquinanti. Assieme alla Cina, il 40% del totale. E il fracking, il cui uso è in rapida crescita, è considerato particolarmente pericoloso perché libera nell’atmosfera il metano, tra i più potenti gas a effetto serra.

Prosegue su LetteraPolitica

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...