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Vuoi un posto? Fai le valigie

15/08/2012

Nell’era di Facebook, Twitter e Google l’economia riscopre il legame al territorio. Perché se da un lato internet e tecnologia spingono la crescita, dall’altro le aziende hanno bisogno di un humus particolare per proliferare.
Lo confermano le ultime teorie in arrivo dagli Stati Uniti secondo le quali la collocazione fisica delle imprese è sempre più importante per il loro successo economico.
IL CIRCOLO VIRTUOSO DELLO SVILUPPO. Questione di geografia? No, di innovazione e ricerca. Lo sviluppo, infatti, porta con sé nuovo sviluppo. E crea circoli virtuosi. Inseguirlo è diventato indispensabile, anche ripensando le politiche nazionali sulla mobilità.
Così la pensa Enrico Moretti, economista italiano in forza all’Università di Berkeley, in California. Che ha descritto il fenomeno in un libro di recente uscita negli Usa e non ancora tradotto in italiano, The New Geography of Job (La nuova geografia del lavoro).
«Sempre di più il successo economico sia dei lavoratori sia delle imprese», ha spiegato aLettera43.it, «dipende da dove decidono di localizzarsi».

DOMANDA. Nel suo libro parla di «grande divergenza». Cosa significa?
RISPOSTA. Da sempre esistono città i cui lavoratori sono più produttivi, più innovativi e più ricchi rispetto a quelli di altre. Questo gap è cresciuto nel corso negli ultimi 30 anni e oggi è il più elevato dell’ultimo secolo di storia americana.
D. Perché alcune città sono più produttive e altre meno?
R. Le imprese e i lavoratori che innovano vogliono essere vicini ad altre imprese e lavoratori che innovano. Quindi le aree che sono già innovative diventano sempre più attraenti, mentre quelle che non lo sono perdono appeal.
D. Lo stesso vale per l’Italia…
R. Sì. È la tragedia di molte aree produttive italiane. Dove se non si fa già innovazione è difficile crearla perché non ci vuole andare nessuno.
D. Nell’epoca digitale la geografia è così importante?
R. È il paradosso di un mondo che è sempre più interconnesso e globalizzato ma, alla fine, sempre più locale. La possibilità di comunicare con colleghi lontani è molto maggiore che in passato. Eppure, l’importanza di operare nell’ecosistema giusto è aumentata.
D. Quali sono le caratteristiche di un ecosistema virtuoso?
R. Ci sono diverse dinamiche microeconomiche che stanno riconfigurando la mappa economica del mondo. Una, per esempio, è lo spessore del mercato del lavoro.
D. E cioè?
R. È importante operare in un’area in cui ci sono molti datori e altrettanti lavoratori specializzati. Questo permette ai primi di trovare esattamente il tipo di professionalità che cercano e ai secondi di scegliere la società più adatta.
D. Cos’altro definisce l’ecosistema vincente?
R. La presenza di servizi specializzati per le imprese che operano in un certo settore.
D. Per esempio?
R. Nel settore dell’innovazione, le società di venture capital ancora oggi favoriscono chi sta vicino alla loro sede.
D. Ma le idee innovative circolano anche in Rete.
R. Essere fisicamente vicini ad altri scienziati, ingegneri e creativi è sempre più importante. È un fenomeno che riflette la natura dell’innovazione, delle idee che nascono in maniera imprevedibile dal contatto umano, non sempre mediabile dalla tecnologia.
D. Sta dicendo che lavoratori e imprese devono spostarsi?
R. Certamente. Gli americani si spostano più degli europei. Ma mentre i lavoratori che hanno una laurea sono molto più propensi alla mobilità e ne traggono vantaggio, quelli meno istruiti sono più stanziali.
D. Com’è possibile ridurre questa distanza?
R. La mia proposta è trasformare una parte del sussidio di disoccupazione in un voucher che copra i costi per chi vuole trasferirsi verso un mercato del lavoro ad alto tasso di disoccupazione. Finora infatti le politiche di sostegno dei redditi non danno nessun incentivo ai lavoratori per spostarsi. Anzi, scoraggiano la mobilità.
D. Una ricetta che vale anche per l’Italia?
R. Va detto che la mobilità all’interno del territorio nazionale è bassa. Questo trend sicuramente ha dei benefici a livello personale, perché spostarsi comporta anche sacrifici, come lasciare famiglia e amici. Al contempo però ha costi economici sempre più alti.

Prosegue su Lettera43

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