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Nord America, il nuovo Medio Oriente

13/08/2012

Da Washington
Mentre la situazione nel Golfo Persico si fa sempre più tesa e non pare esserci alcuna distensione in vista per la difficile relazione tra Stati Uniti e Iran, e dopo che la primavera araba ha spazzato via parte del vecchio ordine mediorientale, installato nuovi governi nell’Africa del Nord, scatenato il lungo conflitto in Siria e, in generale, generato nuove speranze ma anche grande incertezza, Washington sta silenziosamente ma tenacemente perseguendo una nuova strategia che le permetta in futuro di staccarsi da questa regione ancora molto instabile.

UNA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA. Gli Stati Uniti hanno, infatti, aumentato significativamente la produzione domestica di energia, nella speranza di rendersi sempre più indipendenti e sempre meno vincolati all’OPEC e alla Penisola arabica.
Grazie soprattutto adaccresciute capacità, in North Dakota nel primo trimestre 2012, la produzione americana di petrolio ha superato i sei milioni di barili al giorno, crescendo del 12% sullo stesso periodo dell’anno precedente e raggiungendo livelli che non si vedevano da tredici anni.
GAS NATURALE E PETROLIO MADE IN USA. Dal 2009, poi, gli Stati Uniti sono il più importante produttore di gas naturale. E nonostante che l’uso di risorse rinnovabili, come l’eolico e il solare, rimanga marginale, i dati mostrano che è comunque raddoppiato dal 2008. Nel frattempo, gli americani hanno superato i rivali russi e si sono installati al primo posto nella classifica dei maggiori esportatori di petrolio raffinato. Uno studio condotto da sei agenzie del governo federale e pubblicato a marzo mostra che le importazioni di crudo sono diminuite l’anno scorso del 10%, corrispondente circa a un milione di barili al giorno. Gli Stati Uniti continuano a acquistare all’estero circa il 45% del petrolio che consumano, ma si tratta di una riduzione netta dal 57% importato nel 2008.

L’AVVENTO DI NUOVE TECNOLOGIE. In parte, questo è senz’altro il risultato della riduzione di domanda causata dalla crisi economica degli ultimi anni. E in parte tale evoluzione ha a che vedere con nuove tecnologie (si pensi in questo caso al controverso metodo del fracking) che permettono di raggiungere e sviluppare depositi di petrolio o gas naturale che erano prima inarrivabili a livello di conoscenze ingegneristiche o di prezzo.

GLI OBIETTIVI DELLA CASA BIANCA. Va riconosciuto però anche lo sforzo consapevole da parte dell’Amministrazione Obama, fatto di incentivi e nuovi standard, ad esempio sull’efficienza e sulle emissioni dei veicoli, che mettano gradualmente il Paese sulla via del risparmio energetico. Secondo il governo federale, nel 2035, gli Stati Uniti saranno il 45% più efficienti di oggi. Un rapporto di Citigroup pubblicato a marzo prevede inoltre che, al 2020, saranno bruciati in America due milioni in meno di barili di petrolio al giorno (oggi si procede a un ritmo di 19 milioni di barili quotidiani).

NORD AMERICA, IL NUOVO MEDIO ORIENTE. Si tratta senz’altro di un progetto di lungo periodo, ma si discute in termini di anni, forse un paio di decenni, non certo di secoli.

Prosegue su LetteraPolitica

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