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Usa, stretta sui boss

03/08/2012

da Washington

Antonio Iovine, uno dei boss del clan dei Casalesi per i quali il dipartimento del Tesoro degli Usa ha disposto il congelamento dei beni.

Antonio Iovine, uno dei boss del clan dei Casalesi per i quali il dipartimento del Tesoro degli Usa ha disposto il congelamento dei beni.

Dvd, macchine fotografiche di contrabbando e gestione dei rifiuti. Da quanto si sa, è così che la camorra è sbarcata anche negli Stati Uniti. Niente a che vedere con la mafia. E, infatti, anche il “mitico” clan dei Casalesi è ancora relativamente sconosciuto in America, Paese legato storicamente e, in parte culturalmente, alle imprese dei Gambino e a quelle di cinematografica memoria de Il padrino.

CONGELATI I BENI DEI BOSS. Eppure, nei primi giorni di agosto il dipartimento del Tesoro ha imposto sanzioni a cinque boss camorristi, tra cui anche Antonio Iovine e Michele Zagaria dei Casalesi, congelandone i beni a stelle e strisce e proibendo a qualsiasi individuo, banca o società americana di fare affari con loro. Una strategia che Washington persegue già da molti anni con le organizzazioni criminali internazionali, a partire proprio dalla mafia, e utilizzata sempre più nella lotta al terrorismo.

ATTACCO FINANZIARIO. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Ma la decisione di prendere di mira anche la camorra segnala non tanto e non solo l’accresciuta potenza di fuoco dei clan campani. Piuttosto, ha spiegato a Lettera43.it Richard A. Martin, ex procuratore del governo federale americano e oggi avvocato in uno studio newyorkese, questa scelta riafferma «la volontà degli Stati Uniti, e dell’Italia, di attaccare il crimine organizzato anche con questi strumenti (finanziari)».

DA CHIANESE AL CONTRABBANDO DEI DVD. Le notizie sulle attività della camorra in America sono scarse e provengono, spesso, dall’Italia.
Ad esempio, quella dell’arresto a giugno di Cipriano Chianese, uomo di spicco dei Casalesi e re internazionale della gestione dei rifiuti. Grazie ai prestanomi padovani Franco Caccaro e Nicoletta Zuanon, titolari della società ambientale Tpa, Chianese operava business di successo anche in Brasile, Australia, Turchia e a New York. Oppure lo studio, effettuato nel 2009 per conto della Motion picture association of America (la potente lobby dell’industria cinematografica di Los Angeles), che aveva determinato che la camorra, assieme a organizzazioni russe e malesi, gestiva sempre più direttamente il grande giro d’affari dei dvd contraffatti e venduti a due lire per le strade di tutto il mondo.
E infine i finti trapani Bosch e le macchine fotografiche Canon, e le tante altre merci contraffatte prodotte e distribuite dalla camorra e rivendute anche nei negozi americani.

A preoccupare l’amministrazione Obama sono le attività transazionali della malavita

Il presidente americano Barack Obama.

(© LaPresse) Il presidente americano Barack Obama.

Per il momento, però, pare che la penetrazione diretta dei clan del casertano negli Stati Uniti finisca qui. La decisione del Tesoro quindi è motivata da considerazioni che vanno oltre questi episodi particolari. Piuttosto, sono le loro attività transnazionali che preoccupano gli americani, il riciclaggio di denaro sporco e il traffico di droga e, in generale, la grande quantità di soldi che un’organizzazione come la camorra è oggi in grado di muovere sui mercati internazionali. L’effetto di queste operazioni sugli Stati Uniti non è forse immediato, e non risulta in sparatorie fuori dalla vetrina del negozio all’angolo, ma questo non le rende necessariamente meno pericolose per la sicurezza nazionale del paese.

Prosegue su Lettera43

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