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La ricchezza di Romney sotto attacco

19/07/2012

Cresce la disuguaglianza economica in America e, con essa, cresce anche l’antipatia sentita da tanti americani verso il trattamento privilegiato, soprattutto in ambito fiscale, di cui godono gli ultra-ricchi, ad esempio il candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney.
UNA BATTAGLIA SIMBOLICA. Grazie anche agli sforzi della squadra del Presidente Barack Obama, che in questo tipo di discussione intravede l’opportunità migliore di sconfiggere il rivale, la campagna elettorale per le presidenziali 2012 si sta trasformando in una battaglia simbolica tra la stragrande maggioranza degli americani, che fatica a riprendersi dalla dura crisi economica cominciata nel 2007, e l’elite di miliardari, le cui condizioni finanziarie continuano a migliorare a dispetto di tutti gli altri.

Che Romney sia molto ricco è un fatto risaputo. Tant’è che questa immagine ha girato a lungo su Internet perchè pare ritrarre il candidato repubblicano alla Casa Bianca nell’atto di farsi lucidare le scarpe prima di salire sul proprio jet privato (in realtà, si stava sottoponendo ai necessari controlli di sicurezza).

ROMNEY SOTTO ATTACCO. È questo un terreno minato per l’ex governatore del Massachusetts, il quale non solo ha una ricchezza personale stimata in circa 250 milioni di dollari (una cifra inimmaginabile per l’americano medio), ma l’ha pure accumulata in anni di lavoro nello sfavillante e spesso impenetrabile mondo dell’alta finanza.  Romney si trova ora sotto attacco su tre questioni diverse ma collegate. La delocalizzazione dei posti di lavoro americani verso l’Asia incoraggiata da Bain Capital, la società di private equity da lui fondata nel 1984 e poi diretta per quasi venti anni; i conti bancari offshore che la famiglia Romney mantiene in Svizzera e ai Caraibi; e le dichiarazioni dei redditi americani, che il candidato repubblicano alla presidenza si rifiuta di rendere pubbliche.
LA SOCIETA DI INVESTIMENTI FONDATA NEL 1984. Di Bain Capital abbiamo già scritto. Democratici e repubblicani dibattono in questi giorni sulla data esatta in cui Romney avrebbe ufficialmente lasciato il comando della società, se il 1999 o il 2002. Si vogliono così stabilire le sue personali responsabilità rispetto alla pratica dell’outsourcing, avanzata da Bain proprio in quegli anni. Per difendere la propria posizione, Romney è stato costretto a addentrarsi nei dettagli delle complicate strategie aziendali e strutture proprietarie tipiche del mondo della finanza, usando parole come, ad esempio, «pensionamento retroattivo», terminologia con cui gli elettori faticano a identificarsi (in tutta probabilità, Romney ha lasciato la direzione quotidiana di Bain nel 1999, ma è rimasto coinvolto a livello formale e legale fino almeno al 2001).
CONTI BANCARI NEI PARADISI FISCALI. È poi noto che, negli anni, Romney ha creato alcune società di comodo collocate in paradisi fiscali come la Svizzera, le Bermuda e le Isole Cayman al fine di pagare meno tasse su parte del proprio reddito risultante da investimenti stranieri. Fin qui, nulla di illegale. Ma, ancora una volta, si tratta di una tattica che non è a disposizione dell’oltre 90 percento di americani che dipendono dal lavoro e dai rendimenti di capitale negli Stati Uniti. Fra l’altro, da finanziere Romney paga un’aliquota più bassa della media anche sul reddito dichiarato in America, visto che il codice fiscale a stelle e strisce tassa le plusvalenze al solo 15%. È probabilmente questa la ragione per cui l’ex governatore si rifiuta di pubblicare le proprie dichiarazioni dei redditi (qualche mese fa ha accettato solamente di rilasciare quelle per il 2010 e una stima parziale sul 2011, mentre la tradizione vuole che i candidati alla Casa Bianca ne mettano a disposizione varie annate).

Prosegue su LetteraPolitica
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