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Obama alla riconquista della Middle class

13/07/2012

Washington D. C. – Questa settimana le tasse sono tornate al centro del dibattito politico americano. Per decisione del Presidente Barack Obama, il quale ha ripresentato, per l’ennesima volta, una proposta fiscale ormai vecchia di due anni e senza troppe chance di successo, ma che rimane un cavallo di battaglia democratico. Con l’avvicinarsi del voto di novembre, questa mossa del Presidente, come del resto quasi tutto quello che avviene a Washington di questi tempi, va interpretata in chiave più elettorale che politica. Improbabile, infatti, che il Congresso equamente diviso tra democratici e repubblicani possa raggiungere in breve tempo un compromesso su una questione così scottante, su cui i rappresentanti di entrambi i partiti sperano di far girare il risultato delle elezioni.

OBAMA RIPROPONE MENO TASSE PER LA CLASSE MEDIA. In un discorso fatto dalla Casa Bianca, Obama ha riproposto lunedì mattina di estendere di un anno i tagli alle tasse implementati durante la presidenza di George W. Bush e in scadenza a dicembre di quest’anno. Si tratta però di una misura (dal costo di 150 miliardi di dollari per il 2013) che riguarderebbe solo le famiglie con un reddito inferiore ai 250 mila dollari l’anno, mentre per il resto dei contribuenti il carico fiscale ritornerebbe ai livelli dell’era Clinton.

«Molti rappresentanti dell’altro partito credono che la prosperità fluisca dall’alto verso il basso, che se approviamo migliaia di miliardi di dollari in tagli alle tasse per i più ricchi, questo in qualche modo contribuirà a creare posti di lavoro e crescita economica», ha dichiarato Obama. «Io non sono d’accordo, penso abbiano torto: credo la nostra prosperità sia sempre stata sostenuta da un’economia costruita su una classe media forte e in crescita».
Quello alla Ronald Reagan, ha poi aggiunto il Presidente, è un modello economico che abbiamo già provato negli ultimi dieci anni e che ha solo avvantaggiato i ricchi e ha devastato l’economia.

I REPUBBLICANI VOGLIONO MENO TASSE PER TUTTI. I repubblicani, naturalmente, non sono per nulla convinti. Il portavoce della campagna presidenziale di Mitt Romney ha immediatamente risposto al discorso di Obama dichiarando: «Al contrario del Presidente, il Governatore Romney sa bene che l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questa economia è un innalzamento del carico fiscale sui contribuenti di qualsiasi genere». I membri del GOP insistono che i tagli alle tasse siano prolungati per un altro anno per tutti gli americani, ricchi e poveri, a un costo di 223 miliardi di dollari. E hanno in programma di votare sul relativo disegno di legge entro la fine del mese.


UNA TERZA PROPOSTA DI COMPROMESSO.
 Esiste una terza proposta intermedia, offerta dai democratici al Senato, che prevedrebbe l’estensione dei tagli alle tasse per le famiglie con redditi inferiori al milione di dollari l’anno. Ma con il ritmo della campagna elettorale che va intensificandosi di ora in ora e con un testa-a-testa tra Obama e Romney che probabilmente sarà deciso solo nel rush finale, in pochi sono davvero interessati al compromesso. Quello che conta, in questo momento, è fare appello ai sentimenti più profondi dei propri elettori per convincerli a andare a votare.

Prosegue su LetteraPolitica

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