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Bernanke, ultimo baluardo

06/07/2012

Washignton D.C. – Mentre i governatori della Banca centrale europea e della Banca centrale cinese annunciano nuovi tagli ai tassi di interesse e, a Londra, la Bank of England intensifica il proprio programma di stimolo economico, negli Stati Uniti ci si domanda quali saranno le prossime mosse di Ben Bernanke, chairman della Federal Reserve.

I LIMITI DI «OPERATION TWIST». Il 20 giugno scorso l’Open Market Committee della Fed ha deciso l’estensione del programma «Operation Twist», iniziato nel 2011 e con cui la Banca centrale americana vende titoli a breve termine, sotto i 3 anni, per acquistare titoli a maturazione tra i 6 e i 30 anni. Si tratta di una strategia per stimolare l’economia senza stampare dollari e quindi senza correre il rischio di aumentare la pressione inflazionaria. Questo almeno sperano gli economisti della Fed. Ma l’effetto di «Operation Twist» sta evaporando e l’annuncio di giugno è stato accolto con generale delusione da molti osservatori.
CRITICHE PER LA STRATEGIA DELLA FED. A sinistra, ci si lamenta che la Fed non sta facendo abbastanza per ravvivare un’economia in continua in difficoltà. In particolare in un contesto politico paralizzato dalle profonde divisioni ideologiche tra i repubblicani, che controllano la Camera, e i democratici, che hanno la maggioranza al Senato e che, con il Presidente Barack Obama, occupano la Casa Bianca, molti vedono nella Banca centrale l’unica istituzione capace di intervenire per far ripartire il motore economico a stelle e strisce, oggi nuovamente ingolfato. A destra, intanto, si critica Bernanke per l’eccessivo interventismo.
ATTESA UNA NUOVA INIEZIONE DI LIQUIDITA’. Gli occhi di tutti sono puntati ora su un’eventuale terza puntata di Quantitative Easing (QE), un altro tentativo recente della Fed di aiutare la ripresa economica del Paese dopo la recessione degli ultimi anni. QE è considerato una forma creativa di politica monetaria, con cui una banca centrale, in questo caso quella americana, dopo aver esaurito altri strumenti tradizionali di intervento sui mercati (ad esempio, la compravendita di titoli del Tesoro per influenzare l’andamento dei tassi di interesse), inietta liquidità attraverso l’acquisto di azioni e titoli, anche tossici, in possesso di istituti finanziari e banche. Nei primi due round di QE, tra il 2008 e il 2010, la Fed ha acquistato 2,3 mila miliardi di dollari in asset finanziari.

Prosegue su LetteraPolitica

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