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Le altre decisioni della Corte Suprema: immigrazione in Arizona, diritti dei minori e finanziamenti elettorali in Montana

26/06/2012

Mentre si attende il verdetto della Corte Suprema degli Stati Uniti a proposito della costituzionalità della legge di riforma sanitaria approvata dal Congresso nel 2010 e fortemente voluta dal Presidente Barack Obama, i nove giudici incaricati hanno reso note ieri altre tre decisioni importanti. In breve:

Corte Suprema degli Stati Uniti1) I minori di diciotto anni non possono essere soggetti a condanne a vita automatiche e senza possibilità di uscita per buona condotta perchè tale trattamento viola la Costituzione degli Stati Uniti, che proibisce forme di punizione “crudele e inusuale” (cruel and unusual punishment). Si tratta di una decisione che riguarda solo le sentenze decise per legge dagli stati dell’Unione e accordate automaticamente a seconda del crimine commesso senza l’intervento di un giudice. Questo significa che i minori possono ancora essere condannati alla vita in carcere senz’alcuna possibilità di uscita per buona condotta, ma solo dopo che un giudice ha preso in considerazione il caso specifico e soppesato le circostanze attenuanti. Al momento, negli Stati Uniti ci sono oltre duemila carcerati a vita condannati automaticamente quando erano minori di diciotto anni. 29 stati adoperano questo tipo di verdetti.

2) Riconfermando la filosofia che ha portato la Corte a decidere (con una maggioranza risicata di 5 giudici contro 4) nel caso Citizens United vs. Federal Election Commission del 2010, che ha sostanzialmente liberalizzato il sistema di finanziamenti privati alle campagne elettorale, i giudici hanno annullato una legge del Montana che proibiva alle corporation di fare attività politica.

3) Infine, la Corte ha seguito una strategia mista per quanto riguarda la notoria legge anti-immigrazione dell’Arizona. I suoi tre principali pilastri sono stati dichiarati incostituzionali dai giudici, che però hanno, almeno per il momento, mantenuto in vita la clausola forse più controversa, ovvero il diritto delle forze dell’ordine locali di controllare i documenti d’identità e lo status d’immigrazione di tutti quelli che vengono fermati perchè sospettati di essere nel paese illegalmente. I giudici hanno però avvertito che, una volta che la legge entrerà in vigore, l’implementazione di questo principio andrà verificata e potrà essere rivalutata se dovesse risultare problematica. Il timore di chi si oppone è che si dia il via libero a nuove forme di racial profiling, ovvero la pratica di giudicare gli individui esclusivamente dall’apparenza e dall’appartenenza razziale.

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