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A Washington impazzano lobbisti e super PAC

21/05/2012

L'influenza dei gruppi di interesse a WashingtonIl Presidente Barack Obama ha fatto della trasparenza e della regolamentazione dei rapporti tra la Casa Bianca e il mondo delle lobby un cavallo di battaglia del proprio primo mandato.

Tra le altre cose, il Presidente ha deciso di impedire a tutti coloro che recentemente fossero registrati come lobbisti di entrare a far parte della propria amministrazione e ha istituito nuove regole che, in teoria, dovrebbero limitare i contatti tra gli alti rappresentanti dell’esecutivo e i professionisti di K Street (così è soprannominato il settore, per via del fatto che le grandi lobby americane hanno i propri uffici proprio su questa strada di Washington).

Eppure, un’analisi condotta in esclusiva dal Washington Post sui registri dei visitatori alla Casa Bianca (oltre 2.600 ospiti al giorni, per le ragioni più diverse) rivela che il traffico di lobbisti che entrano e escono quotidianamente da vari uffici dell’amministrazione è sempre comunque molto intenso. Va detto che i registri dei visitatori, che oggi la Casa Bianca rende pubblici con cadenza trimestrale, sono un’innovazione voluta proprio da Obama nel tentativo di rendere più trasparenti le attività di governo. Diventa quindi difficile fare un paragone tra il numero di visite alla Casa Bianca fatte dai lobbisti oggi e quello ritenuto normale durante amministrazioni precedenti.

Del resto, pochi dubitano che i gruppi di interesse abbiano enorme influenza sulla politica nazionale di Washington. In particolare da quando, con la decisione nel caso Citizens United vs. Federal Election Commission del 2010, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha liberalizzato il sistema di finanziamento privato alle campagne elettorali. La nascita delle cosiddette “Super PAC”, organizzazioni che operano a fini politici e possono raccogliere illimitate quantità di fondi da cittadini privati e dall’industria, ha trasformato il modo di fare politica in America.

Ad esempio, nota il New York Times, le ricche Super PAC attirano oggi il talento e il lavoro di consulenti e strateghi elettorali, che, in passato, dedicavano la propria vita ai candidati, alle loro ambizioni e a spingere le loro filosofie politiche, mentre oggi preferiscono essere al servizio dei finanziatori miliardari che stanno dietro le campagne elettorali, che li pagano meglio dei candidati e che gli garantiscono comunque grande impatto grazie ai dollari spesi in massicce e prolungate campagne pubblicitarie.

In questo ciclo elettorale, è proprio il sistema di Super PAC che sta permettendo a Mitt Romney di tenere il passo con il Presidente Obama a livello di raccolta fondi. Mentre, infatti, Obama non ha rivali quando si tratta di ricevere piccoli donazioni da elettori “medi”, Romney lo batte, e di molto, quanto a contributi ricevuti, direttamente dalla propria campagna elettorale ma, soprattutto, indirettamente da varie Super PAC repubblicane che lo sostengono, dai grandi finanziatori della causa conservatrice.

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