Skip to content

Attentato al Green Village mostra la forza o la debolezza dei talebani?

02/05/2012

Da quello che si sente dire a Kabul, pare ci siano due modi opposti di interpretare il significato dell’attacco di martedì mattina da parte dei talebani, che ha colpito la zona est della città e in cui sono rimasti uccisi sette afghani.

Da un lato, la versione più rosea dell’evento guarda all’attacco come segnale di disperazione da parte dei militanti, che certo vogliono rimanere sotto la luce dei riflettori, ma che, nell’anniversario dell’uccisione di Osama bin Laden e nell’occasione della visita imprevista del Presidente Barack Obama, il meglio che riescono a fare per riaffermare la propria totale opposizione alla presenza di truppe straniere nel paese è uccidere un gruppo di innocenti civili afghani in una zona verso la periferia di Kabul.

C’è chi, però, si preoccupa, per due ragioni: innanzitutto per via della rapidità con cui i talebani pare siano riusciti a mobilitarsi all’uscita della notizia dell’arrivo inatteso di Obama (le prime voci non confermate sono cominciate a girare, nella capitale afghana, martedì sera). Inoltre, mentre si sa che a Kabul si nascondono cellule di militanti, le si è pensate a lungo come unità di sostegno logistico, per il rifornimento di armi e la gestione dei trasporti, più che come gruppi di veri e propri combattenti nascosti in città anche a lungo e pronti a colpire. Ma se in sole poche ore i talebani hanno saputo organizzare questo attentato suicida, è probabile che i militanti selezionati per l’azione fossero già presenti a Kabul e chissà da quando. Non solo, proprio per via della visita del presidente americano, i talebani hanno colpito in un momento in cui la capitale afghana e le forze sia locali sia straniere avrebbero dovuto essere ancor più allerta del solito.

Entrambe le osservazioni hanno un ché di veritiero, tutto dipende dallo standard sulla base di cui si sceglie di giudicare le azioni dei talebani. Da un lato è vero che al momento essi non sembrano avere le capacità né di riprendersi Kabul né di attentare direttamente alla vita del presidente americano né di creare vero panico in città. Dall’altro, è anche vero che continuano a essere in grado, forse sempre più, di minare nel profondo la fiducia dei cittadini di Kabul nel processo di pace e nella transizione strategica e militare in vista del ritiro delle truppe straniere nel 2014.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...