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Live from Kabul

01/05/2012

La capitale afghana KabulCaffè America vi raggiungerà per un paio di settimane dall’Afghanistan, in particolare dalla caotica capitale Kabul, dove la gente attende con una certa angoscia l’approssimarsi della transizione politica e militare del 2014 (quando sono previsti sia il ritiro del grosso del contingente americano e NATO sia le elezioni presidenziali) e dove si teme il prosciugarsi delle enormi risorse economiche messe a disposizione anche dei locali dalla imponente presenza straniera nel paese, ma anche l’eventuale, e non improbabile, collasso dell’attuale ordine politico, con conseguenti paure di un ritorno alla guerra civile già nei prossimi anni.

Intanto, si compie oggi un anno dal raid di Abbottabad, Pakistan, durante il quale agenti delle forze speciali americane uccisero Osama bin Laden.

Non ci sono dubbi che al Qaeda abbia perso, con la morte di bin Laden un leader carismatico e forse insostituibile, e che, sotto costante attacco americano, abbia anche visto ridotta, negli ultimi anni, la propria capacità operativa. Eppure, l’analisi condotta sui tanti documenti estratti dai computer di bin Laden ritrovati nel famoso compound dimostra che questa organizzazione terroristica aveva già cominciato a pianificare il proprio futuro, con il numero due di bin Laden Ayman al-Zawahiri nel ruolo di leader (anch’egli si nasconde ora in Pakistan) e finalizzato, in particolare, all’Afghanistan post-2014 e all’inclusione di nuovi gruppi locali e regionali (ad esempio Boko Haram in Nigeria) nella propria rete internazionale.

Intanto negli Stati Uniti, l’uccisione di bin Laden si sta trasformando da momento di unità nazionale, come era stato inizialmente presentato dall’Amministrazione Obama, a slogan centrale della campagna per la rielezione del Presidente, il quale ne fa non solo un punto d’orgoglio personale, ma anche l’esempio pratico che meglio simbolizza la differenza di personalità e autorità tra se stesso e l’avversario repubblicano Mitt Romney. E la cosa, naturalmente, non sta bene al GOP, che ha già cominciato a attaccare il Presidente per la facilità con cui starebbe politicizzando una questione di tale importanza a livello della sicurezza nazionale del paese.

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