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Le conseguenze politiche della crisi in Europa

20/04/2012

I meeting di primavera del Fondo Monetario Internazionale e della Banca MondialeQuali sono le conseguenze geo-politiche di lungo periodo della crisi finanziaria e economica che impazza nella zona Euro oggi?

In un pezzo di Annie Lowrey e Jack Ewing sul New York Times di giovedì si affronta apertamente questo tema cruciale, ma spesso trattato come secondario nel dibattito sull’austerità e sul debito sovrano.

“Gli Europei scopriranno probabilmente questa settimana”, scrivono i due giornalisti, “che la crisi del debito non sta minacciando solo l’economia della zona Euro e l’integrità della moneta unica, ma sta anche diminuendo l’influenza europea sugli affari internazionali”.

I leader mondiali sono infatti riuniti a Washington in questi giorni per i meeting primaverili del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Al centro del dibattito c’è proprio la crisi in Europa.

“L’incapacità dei capi di governo europei di convincere il resto del mondo che sono pienamente in controllo della crisi è più che imbarazzante”, continua l’articolo citando l’opinione di politici e osservatori internazionali. “Potrebbe finire con il diminuire il peso di cui essi godono oggi nella discussione di altre questioni e velocizzare il trasferimento di potere dai paesi sviluppati verso nazioni emergenti e che non hanno problemi di liquidità, come ad esempio la Cina, l’India e il Brasile”.

Tra le proposte in discussione a Washington c’è anche un aumento delle riserve del FMI volte a arrestare l’emorragia in corso nell’euro zona e per intervenire più prontamente in caso di eventuali crisi future. A questa riserva dovranno contribuire in maniera sempre maggiore anche le economie emergenti, un’evoluzione storica se si pensa che, tradizionalmente, i paesi sviluppati funzionavano da creditori e i paesi in via di sviluppo avevano sempre la parte dei debitori. Naturalmente, in cambio dei propri contributi, paesi come Cina e India in particolare si aspettano di ricevere maggior potere decisionale all’interno del Fondo.

Quando questa trasformazione si compirà davvero, l’Unione Europea avrà improvvisamente meno autorità per imporre i propri desideri e la propria visione politica e difendere i propri interessi. L’intera struttura di governance di organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo dovrà mutare per meglio riflettere i nuovi equilibri globali.

“Non c’è dubbio che la crisi in Europa abbia reso apparente un trasferimento strutturale di potere”, dichiara Thomas Mirow, presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, al New York Times.

Sarebbe il caso che la leadership europea, tentennante e facile al battibecco, cominciasse a prendere sul serio anche questo tipo di problematiche.

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  1. Anita permalink
    23/04/2012 09:19

    molto interessante condivido: occorre una più forte e unitaria presenza europea

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