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La Corte colpisce ancora

02/04/2012

La Corte Suprema difende le perquisizioniIn attesa del verdetto della Corte Suprema sulla riforma sanitaria “Obamacare” (i giudici hanno già votato in segreto venerdì, ma il risultato del voto verrà reso pubblico solo a giugno) e mentre alla Casa Bianca si teme che la corte possa finire con il dichiarare incostituzionali parti della legge se non addirittura la riforma nel suo complesso, arriva lunedì un’altra decisione che conferma le tendenze conservatrici della maggioranza dei giudici in carica.

Con una sentenza tipicamente sostenuta da cinque voti contro quattro (con il giudice swing Anthony Kennedy che si è unito, come fa spesso, ai colleghi dell’ala di destra), la Corte Suprema ha infatti deciso che le forze dell’ordine hanno il diritto di far spogliare e perquisire all’arrivo in prigione chiunque venga arrestato per qualsiasi tipo di reato, senza bisogno che ci siano prove che l’individuo in questione nasconda sul proprio corpo merci di contrabbando o armi da fuoco.

Per il giudice Stephen Breyer, che ha scritto l’opinione dei quattro dissenzienti, questo genere di perquisizioni “sono un vero affronto alla dignità umana e alla privacy individuale” e dovrebbero essere permesse solo quando ci sono buone ragioni per effettuarle. Secondo Breyer, il Quarto Emendamento, che proibisce le perquisizioni ingiustificate, va inteso come il divieto di far spogliare e perquisire persone arrestate per crimini minori che non abbiano a che vedere con la droga o la violenza, a meno che l’ufficiale di polizia non sia ragionevolmente sospettoso che l’arrestato porti addosso armi o droghe.

Il caso che ha portato a questo verdetto è quello di Albert Florence, che fu arrestato in New Jersey nel 2005 quando la BMW guidata dalla moglie fu fermata da una pattuglia perchè correva oltre i limiti di velocità. Una ricerca del record personale di Florence fatta sul momento rivelò, fra l’altro erroneamente, un mandato di cattura ancora valido per via di una vecchia multa non pagata. Florence fu detenuto per due settimane in prigioni locali, fatto spogliare e poi perquisito due volte.

“Non deve sorprendere che le autorità carcerarie abbiano perquisito attentamente i nuovi arrivati, per verificare eventuali malattie, legami con le gang e attività di contrabbando”, ha scritto il giudice Kennedy. “C’è un grosso interesse nel prevenire che qualsiasi nuovo carcerato, per propria scelta o perchè obbligato, metta a rischio tutti quelli che vivono e lavorano in queste istituzioni.”

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