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Le frustrazioni elettorali dei lavoratori americani

12/03/2012

Gli elettori bianchi senza diploma universitarioUn recente sondaggio di Washington Post/ABC News conferma quello che si sa già da tempo, ovvero che il Presidente Barack Obama fatica a trovare il sostegno degli elettori bianchi che non hanno un diploma universitario. E le cose, per il presidente, sembrano andare sempre peggio.

Nell’ultimo mese, la percentuale di questi elettori che dice di disapprovare del lavoro di Obama è cresciuta dal già alto 54% (oltre la media nazionale) a un preoccupante 66%, con solo il 28% di essi che offre un giudizio positivo della sua performance.

Si tratta di un problema di lunga data, sia per Obama sia per i democratici in generale (ma anche per i candidati repubblicani in gara nelle primarie di quest’anno), a cui però nessuno riesce a trovare una soluzione. Nelle elezioni del 2008, l’allora Senatore dall’Illinois perse questo gruppo demografico contro John McCain di ben 18 punti percentuali (nel 2004, John Kerry fece ancor peggio, rincorrendo George W. Bush di 23 punti).

Per uno sguardo alle frustrazioni elettorali degli elettori bianchi della classe media (soprattutto medio-bassa), vi rimando a un pezzo da me scritto (in italiano) qualche giorno fa per Aspenia Online dell’Aspen Institute Italia, a proposito dei risultati del Super Tuesday nella desolazione post-industriale dell’Ohio.

Le paure della classe media americana sono state al centro del dibattito elettorale di quest’anno. Eppure, mentre i politici sono impegnati ad assecondarne desideri e bisogni, gli elettori della classe media appaiono sempre meno convinti dell’equità del sistema e sempre più insoddisfatti delle scelte a loro disposizione.

Si sentono sotto assedio, stretti tra i poveri ritenuti “immeritevoli” e i ricchi avidi. Poco importa che queste angosce abbiano un solido fondamento o che siano semplicemente una questione di percezione. Per adesso, stanno tenendo viva la corsa alla nomination del Partito Repubblicano (come fecero durante le primarie democratiche del 2008 tra Barack Obama e Hillary Clinton), e impediscono a Mitt Romney di portare a casa quella che, sin dall’inizio di questo ciclo elettorale, pareva una vittoria inevitabile.

Nemmeno l’atteso voto del Super Tuesday (il 6 marzo), in cui dieci stati sono andati alle urne, è riuscito a risolvere l’impasse. Romney si è imposto in Virginia, Vermont, Massachusetts, Idaho e Alaska e ha portato a casa una vittoria risicata in Ohio; Rick Santorum ha vinto in Tennessee, Oklahoma e North Dakota; infine, Newt Gingrich ha conquistato il proprio stato natio della Georgia, un risultato probabilmente sufficiente a far sì che rimanga in gara.

“Non sono preoccupato per i molto poveri”, ha dichiarato Romney recentemente. “Abbiamo una rete di sicurezza sociale per loro […] E non sono preoccupato per i molto ricchi, che se la passano bene. Sono preoccupato per il cuore dell’America, quel 90-95% di americani che fa fatica”.   Questo genere di messaggio piace nel Midwest americano. L’Ohio, emblema dell’America post-industriale, impoverita e stanca (e il premio più ambito del Super Tuesday), non fa eccezione.

Potete continuare a leggere a questo link.

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