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Sulla sicurezza nazionale, Obama come Bush?

08/03/2012

Attorney General Eric HolderMentre la campagna elettorale per le primarie del GOP si trasferisce al sud (con Mississippi e Alabama che vanno al voto martedì 13 marzo), ci prendiamo un attimo di pausa dal carrozzone elettorale per riprendere le fila del discorso fatto a inizio settimana dall’Attorney General Eric Holder a proposito delle giustificazioni legali che, in casi eccezionali, permetterebbero al Presidente degli Stati Uniti di dare ordine diretto di assassinare un cittadino americano.

L’intervento di Holder era in preparazione da mesi, ovvero da quando l’imam yemenita (ma nato negli Stati Uniti e quindi in possesso anche della cittadinanza americana) Anwar al-Awlaki è stato ucciso a settembre in un raid di aerei droni americani.

Parlando alla School of Law di Northwestern University a Chicago, Holder ha spiegato lunedì:

“Data la natura delle azioni dei terroristi e dei luoghi in cui spesso si nascondono, non è sempre possibile catturare un terrorista americano che rappresenti una minaccia imminente di attacco violento. In tal caso, il nostro governo ha la chiara autorità di difendere gli Stati Uniti con forza letale.

C’è chi sostiene che il presidente è obbligato a chiedere l’autorizzazione di un tribunale federale prima di poter agire contro un cittadino americano che sia al contempo un leader di alto rango di un organizzazione come Al Qaeda o di altri gruppi affiliati. Ma questa non è un’interpretazione accurata. I principi di ‘giusto processo’ (due process in inglese) e ‘processo giudiziario’ (judicial process) non sono la stessa cosa, in particolare quando si tratta di sicurezza nazionale. La Costituzione garantisce il ‘giusto processo’ non il ‘processo giudiziario'”.

Il tentativo di chiarificazione fatto da Holder ha convinto pochi. In parte perchè mancava di riferimenti specifici ai precedenti e alle fondamenta giurisprudenziali su quali si fonderebbe l’approccio dell’Amministrazione Obama. Pare che esista un rapporto segreto interno alla Casa Bianca che include tali riferimenti, ma non solo non è mai stato reso pubblico. L’Amministrazione si rifiuta di confermarne l’esistenza.

In sostanza, come nota giustamente Glenn Greenwald di Salon (che, in ambito progressista, è da tempo la voce più critica del modo in cui il governo USA ha gestito la sicurezza nazionale a partire dall’11 settembre 2001), l’Amministrazione chiede agli americani di fidarsi ciecamente del giudizio del presidente anche quando si tratta di mandare a morte un concittadino, quindi protetto dalla Costituzione, senza che ci sia stato alcun processo.

È questa una visione della sicurezza nazionale estremamente simile a quella che ha dominato gli anni della doppia presidenza di George W. Bush, fatti di segretezza e poteri eccezionali nelle mani dell’esecutivo (per un dietro le quinte degli affari giudiziari durante l’era Bush-Cheney raccomando caldamente il libro di Jane Mayer, giornalista del New Yorker, The Dark Side, che purtroppo non mi risulta sia mai stato tradotto in italiano).

Un voltafaccia che sorprende, visto che sia i democratici in generale sia Obama in particolare avevano duramente criticato l’approccio dell’Amministrazione Bush. Verrebbe da chiedergli: se il presidente in carica fosse Mitt Romney, o Rick Santorum, o Newt Gingrich (o magari Sarah Palin), ipotesi che potrebbe in teoria avverarsi già a novembre, sarebbero altrettanto pronti a mettere tanto potere nelle mani della Casa Bianca?

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