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Un partito con tendenze suicide

27/02/2012

Un partito con tendenze suicideCon l’avvicinarsi del voto in Michigan e Arizona (martedì) e di quello del Super Tuesday (6 marzo), si intensifica la battaglia tra i due candidati repubblicani considerati oggi i favoriti per la nomination, Mitt Romney e Rick Santorum. Nel fuoco incrociato di accuse, in cui pare gli elettori siano chiamati a decidere quale dei due sia il più estremista, il più intransigente, chi rischia di perderci è però il Partito Repubblicano.

Che Romney non piaccia alla base del GOP (che non riesce proprio a fidarsi di un mormone dal Massachusetts) e sia ancora in testa solo per mancanza di alternative reali è ormai chiaro a tutti. Basti pensare alla serie  infinita di avversari, spesso improbabili, che, uno dopo l’altro, sono saliti nei sondaggi improvvisamente (Michele Bachmann, Rick Perry, Herman Cain, Newt Gingrich e chi più ne ha più ne metta) per poi inevitabilmente crollare data la loro offerta politica sostanzialmente impresentabile.

L’ultimo protagonista della saga anti-Romney è Santorum, che dopo l’inattesa triplice vittoria nelle primarie Missouri, Minnesota e Colorado, si è trovato improvvisamente a incanalare la voce del conservatorismo americano a sfondo religioso e populista.

Eppure, anche Santorum sembra ora in difficoltà (in Arizona si prevede una vittoria facile per Romney, che è favorito anche in Michigan anche se con margini inferiori). Il momento d’oro dell’ex senatore della Pennsylvania è finito con il più recente dibattito televisivo, trasmesso da CNN la settimana scorsa, in cui, paradossalmente, è stato attaccato vigorosamente sia da Romney sia da Ron Paul per la sua eccessiva moderazione politica.

Insomma, alla destra americana non va proprio più bene nessuno.

Pare che il tallone di Achille nel conservatorismo di Santorum vada ricercato nel periodo trascorso al Senato di Washington, in cui, come tutti i membri del Congresso, ha dovuto partecipare al processo legislativo che spesso spinge al compromesso anche i più inflessibili.
Tra gli esempi fatti da Romney e Paul per dimostrare l’ipocrisia di Santorum: ha votato per una legge di finanziamento del governo federale che comprendeva anche fondi pubblici per programmi a favore della contraccezione — badiamo bene, non l’aborto — pur criticando apertamente quella parte della legge. E nel 2004, ha sostenuto il moderato Arlen Specter contro l’ultra conservatore Pat Toomey in una primaria repubblicana per l’altro seggio al Senato della Pennsylvania. Specter, che ha cambiato partito nel 2009 diventando democratico, ha poi finito per offrire il voto decisivo a favore dell’odiatissima riforma sanitaria del Presidente Barack Obama, trasformandosi nel simbolo di tutto quello che non piace agli attivisti del Tea Party (Toomey è poi riuscito a vincere il seggio al Senato nelle elezioni di medio-termine 2010).

Insomma, avendo fatto parte del mondo politico di Washington, Santorum è stato costretto talvolta (di rado) a deviare dalle proprie posizioni estreme per partecipare alle attività di governo. E questo, per la destra americana di oggi (quella almeno che si interessa di primarie) pare essere un peccato mortale.

Che l’ala conservatrice del GOP possa arrivare a silurare addirittura uno come Santorum (dopo aver spinto Romney a fare proprie posizioni talmente estreme da risultare spesso ridicole), dubitando delle sue stra-provate convinzioni ultra-conservatrici (uno che vieterebbe l’aborto anche nel caso di violenza sessuale o incesto e che non perde occasione per criticare la separazione tra Stato e Chiesa) è il segno di un movimento che ha perso la bussola, che non si pone neanche più il problema dell’eleggibilità di un candidato, di sostenere un politico che possa vincere le elezioni e magari persino governare dalla Casa Bianca.

L’unico obiettivo, auto-lesionista, della destra americana di oggi è trovare colui che mai ha dubitato e mai si è spostato, nemmeno di un millimetro, dalla più rigida interpretazione dell’ortodossia conservatrice.

E in questa eterna ricerca del più conservatore tra i conservatori, la destra repubblicana sta distruggendo, agli occhi degli elettori moderati, l’immagine e l’appeal del Grand Old Party. Il Presidente Obama ringrazia.

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