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A proposito di tasse

22/02/2012

Riforma del codice fiscaleMartedì, negli Stati Uniti, si è tornato a parlare di tasse. In attesa del dibattito repubblicano che sarà trasmesso in serata da CNN e a cui parteciperanno i quattro candidati ancora in corsa (Mitt Romney, Rick Santorum, Newt Gingrich e Ron Paul), sia il Presidente Barack Obama sia l’ex governatore del Massachusetts Romney hanno presentato parte dei rispettivi piani per la riforma del codice fiscale.

La proposta del presidente, che si concentra solo sulle tasse sull’impresa, include una riduzione dell’aliquota più alta (che andrebbe dall’attuale 35% al 28%) in cambio dell’eliminazione di una lunga serie di esenzioni e deduzioni. Il risultato complessivo sarebbe un aumento, seppur modesto, delle entrate. Gli Stati Uniti hanno, oggi, le imposte sull’impresa più elevate al mondo. Ma solo in apparenza. Proprio la quantità di eccezioni disponibili in particolare alle grandi corporation che impiegano fior fiore di avvocati fiscalisti permette a molta parte dell’industria di pagare poche tasse o addirittura nessuna (ad esempio General Electric nel 2010).

Tra le proposte contenute nel piano di Obama vi sono una aliquota minima sui profitti stranieri delle corporation americane, ma anche incentivi fiscali alle imprese che decidono di riportare posti di lavoro dall’estero verso gli Stati Uniti.

Qui alcune reazioni di esperti al piano di riforma fiscale presentato dal presidente.

Al di là dell’idea, ancora vaga, di aumentare il carico fiscale per gli americani dai redditi più elevati, il presidente ha deciso di non occuparsi del regime fiscale che si applica alle persone fisiche (che versa in uno stato altrettanto bisognoso, ma è assai più delicato a livello elettorale) e non si prevede che lo farà prima delle elezioni di novembre.

Arrivano intanto anche le prime anticipazioni della proposta fiscale di Mitt Romney (che il candidato alla nomination del GOP ha in programma di presentare in forma completa in un intervento sull’economia previsto per venerdì).

L’ex governatore del Massachusetts propone una riduzione del 20% di tutte le aliquote, per le imprese e per le persone fisiche. Eliminerebbe inoltre la tassa sulle proprietà immobiliari (simile alla nostra tassa di successione) e la cosiddetta Alternative Minimum Tax (un’aliquota unica alternativa imposta, in determinate circostanze, su certi redditi). Il costo della proposta di riforma di Romney (che risulterebbe in entrate ridotte per il governo federale) verrebbe ribilanciato con tagli alla spesa da circa $500 miliardi, anche se non si sa ancora in che settori.

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One Comment leave one →
  1. 26/02/2012 11:28

    Le fantasie di Romney sono davvero buffe: evidentemente crede di guidare ancora un impero capace di tassare le altre nazioni del mondo. La realtà è ben diversa, e tra poco busserà alla porta di questi signori: hanno un indebitamento imbarazzante.

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