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Gli insoddisfatti

31/01/2012

Secondo i primissimi exit poll in arrivo dalla Florida, solo il 57% degli elettori che sono andati a votare nelle primarie repubblicane sono soddisfatti dei candidati in corsa mentre ben il 40% sogna ancora che altri contendenti più convincenti entrino in gara.

Permane insomma il malcontento cronico del popolo del GOP rispetto al gruppo di pretendenti alla nomination di partito quest’anno. I repubblicani infelici hanno prima sperato in Tim Pawlenty (la cui campagna elettorale è durata però solo qualche mese), poi hanno sognato Chris Christie, Jeb Bush, Mitch Daniels, e chi più ne ha più ne metta. Uno dopo l’altro questi eroi immaginari hanno declinato l’invito a prendere parte a questo ciclo elettorale, deludendo i fan che però paiono non rassegnarsi.

Ma il professor Josh Putnam del Davidson College ha fatto i conti questa settimana e sembra che di tempo non ce ne sia proprio più per nuovi candidati che vogliano ripensarci.

Per vincere la nomination bisogna infatti ottenere il sostegno di 1.144 delegati. Con la Florida, solo il 5% di tutti i delegati sarà stato assegnato. Questo parrebbe suggerire che ci sia ancora qualche speranza per un cavaliere bianco che fa il proprio ingresso all’ultimo minuto. Ma per far apparire il proprio nome su una scheda elettorale piuttosto che un’altra, bisogna fare domanda entro una certa scadenza (che varia stato per stato). Da mercoledì, gli stati le cui scadenze non sono ancora passate possono garantire al massimo 1066 delegati, quindi un numero non sufficiente a ottenere la nomination neanche per un candidato che dovesse vincere tutti gli stati di qui in avanti (fra l’altro, le primarie che si terranno dopo il primo aprile assegneranno i delegati su base proporzionale, quindi bisognerebbe vincere il 100% dei voti per ottenerne tutti i delegati).

Va detto che i delegati che partecipano alla convention di agosto, in cui si incoronerà il vincitore delle primarie, comprendono anche gli ufficiali di partito, che non sono eletti, ma hanno diritto automatico a votare e che quindi  potrebbero aiutare un candidato entrato tardi in gara. Inoltre, quando non si presenta domanda affinché il proprio nome appaia sulla scheda elettorale, si può comunque organizzare una campagna “write-in”, chiedendo agli elettori di scrivere a mano il nome del candidato. In entrambi i casi, le chance di successo sono praticamente inesistenti.

A meno che, e questo rappresenta l’ultimo barlume di speranza per gli insoddisfatti, non si arrivi a una cosiddetta “brokered convention”, ovvero una situazione in cui nessun candidato raggiunge il 50% dei delegati. Questo costringerebbe tutti i partecipanti a superare una serie di voti per eliminazione, fin che non rimangono solo due nomi, che si devono quindi contendere anche il sostegno dei delegati che hanno votato per altre persone durante le primarie (uno scenario, questo, che non si realizza da oltre cinquant’anni).

Insomma, i tempi stringono, anzi è quasi certo che si siano già stretti. Eppure, con la vittoria di Mitt Romney in Florida, i tanti repubblicani conservatori che non lo amano torneranno senz’altro a sognare l’impossibile.

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2 commenti leave one →
  1. 10/02/2012 16:51

    Alla luce del triplice successo di Santorum, ritieni che la corsa alla nomination del Partito Repubblicano sia riaperta? E domanda provocatoria: ritieni che quella alla presidenza sia chiusa? Certo è che ogni volta che si immagina che queste primarie siano sull’orlo di sancire il successo definitivo di Romney, si finisce inevitabilmente per essere smentiti, e per quanto persuaso che l’ex governatore del Massachusetts abbia ancora le maggiori chances di successo, comincio a credere che anche il Super Martedì potrebbe non essere decisivo.

    • Valentina Pasquali permalink
      12/02/2012 22:56

      Penso che la corsa alla nomination rimarrà incerta ancora un po’. Super Tuesday dovrebbe però darci qualche informazione in più sul futuro di Newt Gingrich (ci sono vari stati del sud in palio e se l’ex presidente della Camera non dovesse imporsi lì sarebbe nei guai). È sicuramente vero che questa base repubblicana non si rassegna a Romney. Per altro, si dice anche che nella triplice vittoria di Santorum abbia avuto un ruolo importante la controversia, sulle prime pagine dei giornali al momento del voto, sulle assicurazioni, la Chiesa Cattolica e i contraccettivi, che ha immediatamente mobilizzato il voto della destra religiosa — http://www.huffingtonpost.com/2012/02/08/rick-santorum-church_n_1263859.html. Ad ogni modo, anche se la corsa rimane aperta, io personalmente faccio fatica a immaginare che, alla fine dei conti, i repubblicani possano davvero nominare Santorum o Gingrich per le elezioni generali…

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