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La Florida al voto tra palme, pensionati, e crisi immobiliare

30/01/2012

Martedì gli elettori repubblicani andranno alle urne in Florida in occasione delle primarie di partito. Si tratta dello stato più popoloso tra quelli che hanno votato fin qui, di uno dei più complessi a livello economico e demografico e, da ormai anni, tra i più cruciali per l’elezione del presidente.

In Florida abitano 19 milioni di americani, tra cui tre milioni di neri e quattro milioni di persone di origini centro- e sud-americane. Si calcola che il Sunshine State supererà presto New York quanto a residenti, diventando quindi il più popoloso stato dell’Unione dopo la California (questo nonostante la crisi del mercato immobiliare che ha colpito l’economia della Florida in maniera particolarmente dura).

Politico.com identifica cinque regioni che, politicamente, costituiscono microcosmi completamente diversi l’uno dall’altro. Il cosiddetto Panhandle, ovvero l’area a nord-ovest dello stato che confina con Alabama e Georgia, appartiene sostanzialmente al grande sud, rurale, religioso e conservatore in senso tradizionale. Nella Florida settentrionale poi, nella regione di Jacksonville, risiede una grossa comunità di afro-americani che porta quindi voti ai democratici. Scendendo, il centro dello stato è soprannominato “corridoio I-4” (dal nome dell’autostrada che lo attraversa collegando Orlando a Tampa Bay), la fondamentale parte della Florida in cui si concentrano i repubblicani, ma esiste anche una forte componente di elettori indipendenti e indecisi. Sulla costa che guarda al Golfo del Messico, che il Washington Post chiama “la riviera repubblicana”, vivono i pensionati che arrivano dal Midwest, mentre su quella atlantica si sono sviluppate enclavi di enorme ricchezza tipo Palm Beach. Infine, a sud si ritrovano i democratici,  gli americani liberal del New England scesi qui in cerca di un po’ di sole, ma anche gli immigrati cubani anti-castristi e pro-GOP.

Mitt Romney sembra destinato a una vittoria netta in questo stato dove fare campagna elettorale costa carissimo (si calcola ci vogliano circa due milioni di dollari a settimana per fare pubblicità simultaneamente in tutte le dieci maggiori aree metropolitane della Florida). Per gestire in anticipo quella che si profila, probabilmente, come una sconfitta, Newt Gingrich ha comunque già dichiarato di aver intenzione di continuare a competere ben oltre martedì, fino alla convention di agosto (organizzata dai repubblicani per l’appunto a Tampa Bay, mossa strategica che, sperano, li aiuti a vincere lo stato, e i relativi 29 voti elettorali, nelle presidenziali di novembre).

Intanto, arrivano buone notizie per il Presidente Barack Obama dal più recente sondaggio di Washington Post/CBS News. Meno del 40% degli intervistati ha dichiarato di pensare che i candidati repubblicani alla presidenza capiscano davvero i problemi del popolo americano, mentre il 55% ha detto che il presidente sta facendo un lavoro perlomeno sufficiente.

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