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Occupy the GOP?

24/01/2012

Riapertasi la corsa verso la nomination del GOP con l’inattesa ma netta vittoria di Newt Gingrich in South Carolina sabato (con il 40,4% dei voti), i quattro contendenti ancora in gara (Gingrich, Mitt Romney, Rick Santorum e Ron Paul) si sono ritrovati lunedì sera in Florida per l’ennesimo dibattito televisivo (ormai non si contano più) trasmesso questa volta da NBC.

Data una campagna elettorale per le primarie che si è fatta all’improvviso incerta (fino a metà della settimana scorsa la vittoria di Romney era sembrata inevitabile), ci si aspettava uno scontro all’arma bianca. Invece, dopo un inizio sì scoppiettante, durante il quale Romney ha sferrato l’attacco contro Gingrich fin qui più convinto e convincente (sul lavoro di consulenza svolto dall’ex presidente della Camera per il gigante para-statale dei mutui casa Freddie Mac, proprio all’epoca del prestito facile che ha preceduto il collasso del mercato immobiliare), la serata si è molto quietata, diventando a tratti scontata e noiosa (con la serie di dibattiti televisivi a cui si è già assistito negli ultimi mesi, le posizioni dei candidati repubblicani sulle varie questioni sono ormai piuttosto chiare e molto ripetute).

Fatto sta che il momento forse più interessante è arrivato durante la seconda metà dell’evento, quando si sono seduti affianco al moderatore di NBC Brian Williams due giornalisti locali della Florida, che hanno posto domande leggermente differenti dal solito (sulla NASA, sui sussidi all’industria dello zucchero e sul disastro della piattaforma petrolifera della BP nel 2010), ottenendo per altro risposte poco chiare e ancor meno persuasive.

La svolta più interessante di questi ultimi giorni di campagna repubblicana ha senz’altro a che vedere con i temi dello scontro personale fra Romney e Gingrich che, da un lato, implica il lavoro svolto da Romney nel settore del private equity e dall’altro il ruolo rivestito da Gingrich come consulente e, forse, mezzo-lobbista. Si tratta di due professioni, una il fiore all’occhiello dell’alta finanza e l’altra un pilastro della Washington da bere, che in teoria dovrebbero essere l’orgoglio dei repubblicani.

E, invece, i due candidati per la nomination del partito ora in testa ai sondaggi si attaccano reciprocamente sull’aliquota fiscale effettivamente pagata, sui soldi fatti ristrutturando aziende e eliminando posti di lavoro, sulle lobby e il conflitto di interesse, sulla revolving door che permette il passaggio, a volte dubbioso, dei membri del Congresso dal settore pubblico a quello privato e di nuovo a quello pubblico.

Insomma, che Occupy Wall Street abbia superato addirittura le linee nemiche?

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