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Il mistero delle tasse di Romney

17/01/2012

Negli Stati Uniti è costume che i candidati alla Casa Bianca non solo rendano pubblici i dati sulla propria ricchezza personale e familiare (cosa obbligatoria per legge), ma che rilascino anche le proprie dichiarazioni dei redditi. Storicamente, quasi tutti i contendenti per la nomination del proprio partito accettano questa usanza, ad eccezione di qualche d’uno qui e là.

Tra i candidati più riluttanti va contato sicuramente Mitt Romney, che già nel 2008 si era rifiutato. In questi giorni, sta crescendo il coro di voci che gli chiedono di farlo almeno quest’anno, sia tra gli avversari democratici sia in casa repubblicana. Durante il dibattito presidenziale trasmesso lunedì sera da Fox News in diretta dal South Carolina, Romney è parso addirittura sorpreso quando il moderatore, incalzato dai rivali di Romney, in particolare Rick Perry, gli ha chiesto quali fossero i suoi programmi in merito. L’ex governatore del Massachusetts ha dato una risposta tentennante che procedeva più o meno così: “forse, probabilmente, vediamo, direi di sì, ci pensiamo poi in aprile”.

Naturalmente si chiedono tutti cosa ci sia dietro la riluttanza di Romney. Che sia molto ricco lo si sa già. E gli elettori americani solitamente non considerano la ricchezza personale come un ostacolo verso la politica, tutt’altro (basti pensare al sindaco di New York Michael Bloomberg). Si sospetta dunque che ci sia dell’altro.

Romney, che fa il candidato professionista alla Casa Bianca ormai dal 2007, non ha un reddito che gli viene dal lavoro, bensì si mantiene grazie ai milioni di dollari di investimenti fatti durante gli anni. Come si sa, questo genere di introiti, i cosiddetti capital gain, sono tassati oggi in America a un aliquota particolarmente bassa, il 15%.

La ragione per cui Romney non vuole rilasciare la propria dichiarazione dei redditi, pensano dunque in molti, è che in un momento storico in cui le tensioni tra i ricchi e i poveri sono alte, in cui si criticano gli americani più abbienti perchè pagano sempre meno tasse, in cui persino il miliardario Warren Buffett si sente in colpa perchè paga una percentuale sul proprio reddito inferiore a quella imposta alla sua segretaria, e in cui i candidati repubblicani, compreso Romney, non fanno altro che parlare di abbassare ulteriormente il carico fiscale, inclusa l’aliquota sui capital gain, Romney vuole evitare di far sapere al mondo che fa parte di un elite non solo ricchissima, ma che, in percentuale sul reddito, paga anche meno tasse federale degli altri.

I dubbi sono stati confermati proprio da Romney, durante un raduno elettorale tenutosi questa mattina in South Carolina. L’ex governatore del Massachusetts ha dichiarato che l’aliquota che paga:

“è circa sul 15 percento, perchè negli ultimi dieci anni, il mio reddito è derivato principalmente da investimenti fatti in passato. Ho guadagnato un po’ di soldi con il mio libro, ma ho devoluto quei soldi in beneficenza, e poi vengo pagato per tenere discorsi, ma non molto”.

Tanto per capirci, il “non molto” che Romney ha guadagnato parlando a vari eventi e conferenze l’anno scorso ammonta a $374.327,62  dollari, per una media di $41.592 a discorso.

La questione dell’aliquota fiscale pagata da Romney sul proprio reddito potrebbe diventare, nelle elezioni generali (sempre naturalmente che Romney vinca la nomination del GOP) una questione ancor più delicata per lui di quanto sia stato fin qui il suo lavoro per Bain Capital.

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