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Che sia un testa a testa Romney-Gingrich?

05/12/2011

Dopo la decisione di Herman Cain, annunciata sabato, di ritirarsi dalle primarie per la nomination del GOP in seguito a una lunga e improvvisa serie di scandali a sfondo sessuale, e data quella che ormai appare a tutti come evidente penuria di alternative (e per eccessivi estremismi, v. Michele Bachmann e Rick Santorum, e per pessima performance da candidato, v. Rick Perry, e per posizioni che non si allineano con il Partito Repubblicano di oggi, v. Ron Paul e Jon Huntsman), la campagna per le primarie repubblicane sembra ormai avviata verso un duello tra Mitt Romney e Newt Gingrich, le cui quotazioni sono salite vertiginosamente nelle ultime settimane, dopo una partenza lunga e difficile.

Un sondaggio pubblicato da Gallup lunedì ha rilevato che gli unici due candidati ritenuti “accettabili” dagli elettori repubblicani sono proprio Newt Gingrich (62%) e Mitt Romney (54%). Tutti gli altri pretendenti alla nomination ottengono percentuali negative, ovvero il numero di intervistati che li ritiene “inaccettabili” è superiore a quello di chi li pensa come “accettabili”.

Si tratta, sorprendentemente ma non troppo, di una gara tra vecchie personalità della politica americana (un ex governatore e già candidato alla presidenza nel 2008, Romney, e un ex presidente della Camera che si aggira nei circoli repubblicani da decenni, Gingrich), in un ciclo elettorale in cui non si fa che parlare del desiderio degli elettori di mandare a Washington facce nuove.

Alla fine dei conti, come nota giustamente il Washington Post, lanciare una campagna presidenziale di successo è vicenda molto costosa e complessa, ambizione di tanti, ma obiettivo difficile da raggiungere senza il sostegno organizzativo e finanziario delle grandi macchine elettorali che solo i partiti repubblicano e democratico possono mettere in moto (come per altro dimostrato dalla fine impietosa fatta da Herman Cain, che aveva conquistato la base elettorale del GOP proprio per l’approccio alla politica nuovo e “fresco”, ma che poi non ha avuto la capacità di reagire con maggiore efficacia alle accuse di infedeltà e molestie sessuali, come invece dimostrato possibile da numerosi altri politici, a partire proprio da Gingrich).

Per come stanno le cose oggi, le campagne di Romney e Gingrich sono sostanzialmente lo specchio l’una dell’altra.

Romney ha messo in piedi un’organizzazione impeccabile, ben distribuita su tutto il territorio americano a partire dai primi stati che andranno al voto nelle primarie, e ha mostrato una capacità straordinaria di controllare il proprio messaggio elettorale (le resistenze della squadra Romney a rendere il proprio candidato accessibile ai media tradizionali rischia però di provocare, come effetto collaterale, una crescente antipatia da parte della stampa) e di rimanere al di sopra della lotta per la nomination di partito, guardando sempre con superiorità agli avversari e concentrandosi sul Presidente Barack Obama.

Gingrich, invece, rappresenta tutto il contrario, con una campagna elettorale che è stata a lungo poco disciplinata su questioni di messaggio, che ci ha messo talmente tanto a partire che, oggi, ha bisogno di maggiori fondi, a cui manca la presenza sul territorio e la macchina organizzativa di Romney. Per recuperare, Gingrich deve sperare nel potere di persuasione del proprio carisma personale e dell’infinita fabbrica di idee che ha dimostrato di sapere essere e negli strumenti dell’era Internet, che forse offrono anche al candidato peggio organizzato la possibilità di andare al contrattacco.

Per cominciare, Gingrich ha lanciato, in Iowa, il primo spot televisivo della propria campagna elettorale, in cui recita, sullo sfondo delle immagini classiche degli Stati Uniti, una staccionata bianca, la Statua della Libertà e la bandiera a stelle e strisce, “Alcune persone dicono che l’America che conosciamo e amiamo è cosa del passato. Io non ci credo, perchè se lavoriamo insieme so che possiamo ricostruire l’America”.

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3 commenti leave one →
  1. 07/12/2011 10:13

    Dal mio punto di vista Gingrich ha la sua chance. Romney continua a non convincere il suo partito e ho come l’impressione che appena il momentum cambi un po’ l’elettorato conservatore sia pronto ad appoggiare qualsiasi candidato purché non sia l’ex governatore del Massachusetts. L’unica differenza tra Gingrich e i “predecessori” (Bachmann, Perry e Cain) è che questo è un uomo acuto e un politico navigato, che partirà anche da una posizione di svantaggio ma che credo possa piacere molto all’elettorato coinvolto tipico delle primarie e soprattutto dei caucuses. Che ha un certo vantaggio rispetto a Romney negli Stati del sud ma che può piacere anche in moltissimi “swing States”.

    Se strappa l’Iowa (i sondaggi da ormai quasi un mese lo danno in testa, anche se ad onor del vero lo stesso fino a poche settimane fa valeva per Cain) il gioco per me è aperto. Condizione necessaria è che smuova i grassroots nei primi Stati a votare e guadagni terreno sotto il piano delle donazioni e degli endorsements. Credo che nelle prossime settimane gli vedremo fare molti viaggi nei campi del Midwest.

    Detto questo, sul piano delle elezioni nazionali Romney penso rimanga l’avversario più temibile per Obama, anche solo per il fatto che ha avuto molto più tempo per prepararsi alle generali rispetto all’ex Speaker della Camera, che dovrebbe riorganizzare la campagna nel giro di pochi mesi. Senza contare il fattore rappresentato dalla famiglia Clinton.

    • Valentina Pasquali permalink
      08/12/2011 01:49

      Mi pare un’analisi perfetta. Il fatto che Romney abbia cominciato a attaccare Gingrich direttamente e a mostrarsi nervoso e irritato durante le ultime interviste televisive fa pensare che l’ex governatore del Massachusetts sia assai piu’ preoccupato ora di quanto non lo fosse in precedenza dei vari Bachmann, Perry e Cain.

      Del resto, al contrario di essi, Gingrich puo’ vantare maggiore esperienza politica dello stesso Romney. Puo’ forse sembrare paradossale in un anno in cui non si parla altro che di outsider, ma alla fine potrebbe rivelarsi proprio un vantaggio. Le campagne elettorali per la presidenza sono lunghe, difficili e costose e i novellini, come dimostrato egregiamente da Cain, raramente sopravvivono. Va detto, in questo senso, che il Presidente Obama e’ stato senza dubbio uno dei candidati eletti alla Casa Bianca con meno esperienza precedente, assieme forse a JFK.

      Gingrich ha la sua chance nelle primarie senza dubbio, a patto che, come dici tu, riesca a mettere insieme piu’ soldi di quelli che ha adesso e che continui a rimanere in controllo del proprio messaggio, cosa che non gli viene sempre bene.

      Sulle generali penso anche io che Romney rimanga il candidato piu’ duro da battere per Obama (tant’e’ che e’ gia’ evidente che i democratici preferirebbero Gingrich). Nel frattempo, gli europei si preoccupano di un’eventuale presidenza Gingrich. Non so se hai visto l’ultima copertina dell’Economist, che titola “President Newt? Brace Yourselves” (disclaimer: non ho ancora letto il pezzo).

      • 08/12/2011 06:51

        La copertina dell’Economist non l’avevo vista, grazie, anche della risposta. E’ senz’altro indicativa. Credo comunque più in generale che gli europei in questo momento siano preoccupati dell’elezione di un presidente repubblicano (a mio modo di vedere giustamente), chiunque esso sia. Peculiarità di queste elezioni, che per una volta tale preoccupazione non derivi tanto dalla politica estera quanto dalla politica economica. Va detto che Romney mi è apparso avere posizioni leggermente più moderate rispetto a Gingrich in materia (correggimi se sbaglio), in ogni caso se eletto avrebbe alle spalle un partito e delle lobbies di cui tenere conto, non so se all’atto pratico vi sarebbe differenza. Non mi stupirebbe neppure un ticket tra i due nel caso in cui Romney vincesse le primarie, anche se presuntuosamente ha già reso nota alcuni mesi fa una shortlist informale (e permettimi di dire improbabile, almeno sugli ultimi due nomi), comprendente Bob McDonnell, Chris Christie e Marco Rubio.

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