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Fine della luna di miele tra Tea Party e GOP

01/12/2011

Fino ad oggi, il Partito Repubblicano dell’establishment, quello tradizionale, ha saputo approfittare in maniera molto efficiente dell’energia elettorale scatenata dall’emergere del Tea Party, in teoria un movimento dal basso fatto di attivisti anche non schierati a livello di partiti.

Tant’è che si presume spesso la perfetta corrispondenza ideologica tra queste due forze politiche.

Le elezioni di metà termine del 2010, in particolare, sono state dimostrazione evidente di questa simbiosi, che, proprio grazie al Tea Party, ha portato un numero incredibile di nuovi repubblicani al Congresso.

Le cose, però, pare stiano cambiando.

 

Un sondaggio del Pew Research Center rivela, infatti, una frattura tra Tea Party e GOP, che, a livello pratico, si riflette in un diminuito apprezzamento dei rappresentanti del Partito Repubblicano anche da parte degli attivisti.

Il sondaggio, condotto nei sessanta distretti congressuali rappresentati oggi da repubblicani che fanno parte del Tea Party Caucus, ovvero il gruppo parlamentare (fondato tra gli altri da Michele Bachmann) che dice di ispirarsi ai valori del movimento omonimo, ha rilevato che l’opinione dell’elettorato a proposito del Partito Repubblicano è in netto peggioramento.

Fino a questa primavera, il 55% dei residenti di questi 60 distretti dicevano di approvare del GOP e solo il 39% di considerare il partito in maniera negativa. Oggi il 41% degli intervistati dichiara di avere un’opinione favorevole del Partito Repubblicano, mentre ben il 48% lo giudica negativamente. Sono queste percentuali estremamente simili a quelle che riguardano il Partito Democratico (con 39% di elettori favorevoli e 50% sfavorevoli). Un risultato decisamente deludente per il GOP in distretti che sono chiaramente di tendenze conservatrici.

Secondo il Washington Post si tratta di un “effetto governo”, dovuto, in sostanza, al fatto che i repubblicani sono oggi in maggioranza alla Camera (grazie proprio al contributo elettorale degli attivisti del Tea Party) e dunque le aspettative di questa base di conservatori sono andate alle stelle. La relativa mancanza di risultati ottenuti, almeno secondo loro, dai membri del GOP a Washington, li lascia ora molto dubbiosi.

In fin dei conti, non è una situazione poi molto diversa da quella che caratterizza il rapporto fra il Presidente Barack Obama e la base liberal e progressista del Partito Democratico, che da tempo si dice delusa dell’amministrazione e pare letargica a livello di attivismo e mobilitazione elettorale dal basso.

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