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Lascia Dennis Ross, controverso mediatore USA in Medio Oriente

10/11/2011

In partenza a sorpresa dalla Casa Bianca non solo l’assistente personale del Presidente Obama Reggie Love, ex giocatore sia di football sia di pallacanestro a livello universitario e fidato partner degli uno contro uno del presidente, ma anche uno degli uomini chiave dell’Amministrazione sulla questione mediorientale.

Ha annunciato, infatti, la propria uscita di scena anche Dennis Ross, che negli ultimi mesi ha fatto parte del National Security Council, diventando il mediatore principale nel conflitto israelo-palestinese, dopo aver lavorato come consulente speciale al dipartimento di Stato.

Ross, che ha alle spalle una lunga carriera nella diplomazia, fa parte da sempre dell’entourage Clinton. All’arrivo del Presidente Obama alla Casa Bianca, che non lo aveva considerato per incarichi di rilievo, fu proprio Hillary a volerlo al proprio fianco, inizialmente in un ruolo non ben definito e di retroscena e poi, lentamente, in posizioni sempre più rilevanti. Il suo rapporto con i Clinton risale al 1993, anno in cui ha cominciato a lavorare affianco del Presidente Bill sui vari trattati parziali che hanno, in fine, portato al fallimento di Camp David nel 2000.

Apprezzato per le doti di negoziatore e diplomatico, arte su cui ha anche scritto vari libri, Ross è stato però sempre molto criticato per la sua vicinanza ai leader israeliani, che, per molti, ne ha fatto sempre un mediatore di parte e poco credibile. Ad esempio, Ross è stato incluso nella lista degli appartenenti alla “lobby israeliana” degli Stati Uniti dagli scienziati politici John Mearsheimer e Stephen Walt, nel loro libro del 2007.

La partenza di Ross, che ha spiegato di aver promesso alla moglie non più di due anni nell’Amministrazione (sono ormai già tre), non significa necessariamente che il Presidente Obama abbia intenzione di perseguire una linea più filo-palestinese in futuro (le relazioni con il governo israeliano del Primo Ministro Benjamin Netanyahu sono già molto fredde e la cosa potrebbe costargli voti nelle elezioni presidenziali dell’anno prossimo). Piuttosto, proprio in vista del voto del novembre 2012, e della dura campagna per la rielezione che gli si profila davanti, è probabile che il presidente americano metta, almeno temporaneamente, da parte questa questione a cui aveva dato massima priorità nella campagna elettorale del 2008.

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