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Nel dibattito di questa sera occhi puntati su Rick Perry e Herman Cain

11/10/2011

Riprende questa sera la stagione dei faccia-a-faccia televisivi tra i candidati alla nomination del Partito Repubblicano. Gli sfidanti si scontreranno a partire dalle 20:00 ora locale (le 2 del mattino in Italia) da Dartmouth College a Hanover in New Hampshire, in un dibattito co-sponsorizzato da Bloomberg e dal Washington Post e trasmesso in streaming sui rispettivi siti web. Si tratta del primo evento di questo genere che si concentrerà esclusivamente su questioni economiche.

L’evento sarà cruciale, e potrebbe rivelarsi fatale, per il governatore del Texas Rick Perry, il quale, dopo tre performance modeste negli ultimi dibattiti in prima serata, è crollato nei sondaggi e, a soli tre mesi dall’inizio della stagione del voto, deve assolutamente riprendersi se vuole portare avanti la propria campagna elettorale (per Perry sarà importante anche il dibattito previsto per la settimana prossima a Las Vegas, Nevada).

Occhi puntati anche su Herman Cain, ex Amministratore delegato di Godfather Pizza. Per Cain la traiettoria è stata fin qui l’immagine a specchio di quella di Perry, caratterizzata da due performance convincenti negli ultimi faccia-a-faccia televisivi seguite da un inaspettato successo nei sondaggi. Si prevede che, dopo essere stato a lungo un candidato di secondo piano, Cain riceverà questa sera il trattamento riservato ai favoriti, il che significa domande più pungenti (da parte di Charlie Rose, il moderatore della serata) e aspettative molto più elevate.

Mitt Romney, che arriva al dibattito da favorito, ha ricevuto inoltre oggi la buona notizia dell’appoggio ufficiale del governatore del New Jersey Chris Christie, che aveva declinato gli inviti a entrare in gara personalmente solo la settimana scorsa. I due appariranno assieme nel pomeriggio in un’intervista esclusiva su NBC News. Romney continua a progredire in maniera lenta ma inarrestabile, il suo unico problema quello della mancanza di entusiasmo della base di attivisti del GOP.

Rimangono in corsa, anche se in parte dimenticati, Michele Bachmann, Rick Santorum, Ron Paul, Newt Gingrich e Jon Huntsman, che ieri ha presentato proprio in New Hampshire il proprio piano per la politica estera, chiarendo le differenze che lo separano dagli altri rivali, in particolare Mitt Romney. Huntsman ha, infatti, parlato di un esercito più leggero e più agile (“Semplicemente richiedere più navi, più truppe e più armi non significa proporre una nuova politica estera”), di un ritiro rapido dall’Afganistan (“è arroganza culturale l’idea che possiamo trasformare i capi tribali in leader democratici”), di una politica estera aperta fondata sugli scambi internazionali e più tollerante persino della politica monetaria cinese, oggi molto criticata in America (“Non c’è  nessun’altra relazione che, se gestita malamente, avrebbe conseguenze più negative per l’America e per il mondo”).

L’impressione rimane che non sia il 2012 l’anno giusto per l’approccio scelto da Huntsman, conservatore ma in qualche modo moderato, e che l’ex governatore dello Utah e ex ambasciatore americano in Cina stia in realtà preparandosi per le elezioni del 2016, nell’eventualità che il Presidente Obama venga rieletto l’anno prossimo.

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