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L’occupazione di Wall Street trova sostenitori illustri anche al Congresso

05/10/2011

Cresce il movimento “Occupy Wall Street”, che da ormai più di tre settimane protesta ventiquattr’ore al giorno nel cuore finanziario dell’America. E aumentano i sostenitori, dai sindacati e studenti universitari, che si stanno mobilitando per affiancare i dimostranti, ai professori, da Cornel West di Princeton al premio Nobel Joseph Stieglitz di Columbia, i quali in questi giorni hanno contribuito a dare al movimento un’apparenza di serietà e rigore intellettuale che inizialmente nessuno gli riconosceva.

Che diversi rappresentati democratici al Congresso abbiano deciso poi di commentare ufficialmente sulle manifestazioni, offrendo il loro appoggio al movimento, è forse il segnale più importante del fatto che “Occupy Wall Street” sta davvero prendendo quota.

Il presidente dell’House Democratic Caucus John Larson ha dichiarato: “Le masse silenziose non sono più così silenziose. Stanno lottando per dar voce alle battaglie che gli americani si trovano a combattere giorno dopo giorno”.

Non manca naturalmente chi guarda ai giovani che campeggiano a Manhattan come ai rivali naturali del Tea Party conservatore (anche se, prima di poter ottenere la medesima influenza esercitata dal Tea Party sulla politica nazionale, la strada è ancora lunga).

Con l’entrata a regime della campagna elettorale per le presidenziali dell’anno prossimo, i toni retorici si riscaldano e i partiti si sforzano di riconquistare il sostegno della propria base elettorale prima di dedicarsi interamente all’inseguimento dei mitici elettori indipendenti. La leadership democratica al Senato ha presentato oggi un disegno di legge che imporrebbe una sovrattassa del 5% su tutti i contribuenti con redditi superiori al milione di dollari l’anno. Gli introiti aggiuntivi coprirebbero in parte il piano per l’occupazione di Obama da 447 miliardi di dollari. Con tutta probabilità i repubblicani alla Camera bloccheranno la proposta.

Intanto, a proposito di milioni di dollari, si è goduto una giornata di buone notizie dopo settimane vacillanti il governatore del Texas Rick Perry. La sua campagna elettorale ha annunciato di aver raccolto, nel secondo trimestre dell’anno, fondi per 17 milioni di dollari, un risultato molto superiore alle aspettative. Ron Paul, l’unico altro candidato a aver già reso pubblici gli incassi degli ultimi tre mesi, ha raccolto 8 milioni di dollari invece. Ma Perry deve aver tratto un sospiro di sollievo anche dalla notizia delle non-candidature prima di Chris Christie e, questa sera, anche di Sarah Palin. 

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