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Il grande business dell’immigrazione clandestina

29/09/2011

Grazie all’attenzione sempre maggiore prestata da una serie di governi al mondo (in particolare in paesi ricchi come Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna) alla questione dell’immigrazione clandestina e ai tentativi di trovare nuove soluzioni a poco costo che permettano loro di bloccare il flusso di stranieri che arrivano senza documenti validi, il New York Times riporta giovedì che un gruppo nutrito di compagnie multinazionali, tra cui anche uno dei più grossi datori di lavoro al mondo, che si occupano di sicurezza privata, stanno facendo un mucchio di soldi.

Sempre più infatti, governi nazionali a corto di soldi e risorse e assediati da popolazioni che vedono l’immigrazione clandestina come una minaccia all’occupazione e quindi la trasformano in una questione elettorale di primissimo piano, scelgono di affidarsi all’outsourcing, incaricando l’industria privata di occuparsi ad esempio dei campi di detenzione.

Si tratta di una scelta molto rischiosa. In aumento i rapporti che documentano abusi, negligenze e condizioni di vita pessime in queste prigioni per immigrati clandestini. Oltre al fatto che esiste un numero rilevante di studi che dimostrano che si tratta di un sistema che non funziona nemmeno da deterrente.

Negli Stati Uniti, dove nel 2010 sono state detenute quasi 400.000 persone per violazioni delle leggi sull’immigrazione (in forte aumento dalle 280.000 del 2005), compagnie private controllano circa la metà di tutti i letti. In Gran Bretagna, sette degli undici centri di detenzione nazionali e quasi tutti i punti di fermo temporaneo sono gestiti da compagnie for-profit.

A questo link il rapporto completo del New York Times.

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