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Il voto “latino”…tutti lo vogliono nessuno lo piglia

19/09/2011

Nonostante il voto degli elettori cosiddetti “latini”, ovvero i cittadini americani di origine centro e sud americana, stia diventando, per semplici questioni di crescita demografica, sempre più importante, la competizione elettorale già in corso oggi sembra si stia trasformando in una gara per chi, tra il Presidente Obama e i candidati repubblicani alla nomination di partito, riuscirà a inimicarsi di più questo gruppo elettorale.

Da un lato, i repubblicani che mirano alla Casa Bianca, e che si stanno scontrando in queste settimane in un faccia-a-faccia televisivo dopo l’altro, si battono senza esclusione di colpi per apparire i più inflessibili sulla questione dell’immigrazione clandestina, che, riguardando per lo più persone che provengono dal Messico e dal Centro America, è senza dubbio una posizione perdente rispetto ai cittadini americani che ne condividono le medesime origini (e talvolta anche diretti legami familiari). In questo senso, il governatore del Texas Rick Perry rappresenta un’eccezione interessante. Avendo avuto a che fare con il problema immigrazione da vicino (il Texas condivide centinaia di chilometri di confine con il Messico), Perry ha mantenuto fin qui una posizione sorprendentemente moderata, per un candidato altrimenti molto conservatore, per quanto riguarda gli immigrati che arrivano negli Stati Uniti senza documenti validi.

Dall’altro, il tasso di approvazione del Presidente Obama da parte degli elettori latino-americani, che è stato sempre molto elevato sin dal ciclo elettorale del 2008, per quanto ancora solido sta calando decisamente (era al 60% in gennaio e è oggi solo al 48%). Per due ragioni principali: la crisi economica ha colpito questa fetta dell’elettorato in maniera particolarmente dura e, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, neanche Obama è stato in grado di portare avanti un discorso serio a proposito di una eventuale riforma del sistema di immigrazione negli Stati Uniti, di cui si parla da molto tempo e che dovrebbe anche comprendere la possibilità, per chi è illegalmente nel paese ormai da anni, di cominciare un percorso legale verso l’acquisizione della cittadinanza statunitense.

Lo spostamento, anche di pochi punti percentuali, dell’elettorato “latino” verso l’una o l’altra parte, potrebbere decidere il voto del novembre 2012.

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