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Il governatore del New Mexico, discendente di immigrati clandestini, si batte contro gli immigrati clandestini

10/09/2011

Il governatore repubblicano del New Mexico Susana Martinez, eletto nel novembre 2010, sostiene apertamente un approccio di “tolleranza zero” rispetto alla questione dell’immigrazione clandestina.

La più recente campagna legislativa lanciata da Martinez priverebbe gli immigrati senza regolare permesso di soggiorno della possibilità di ottenere una patente di guida. Il New Mexico è solo uno di tre stati dell’unione, assieme a Washington e Utah, in cui la cosa è ancora fattibile, visto che la motorizzazione locale non richiede, al rilascio della patente, documenti che provino la cittadinanza o lo status di immigrato regolare dei candidati.

Ora, è noto già da tempo che Martinez è lei stessa di origine messicana, da parte dei nonni paterni. Ma questa settimana, Martinez ha ammesso ufficialmente per la prima volta che questi nonni arrivarono negli Stati Uniti clandestinamente alla fine degli anni venti. Al di là di questa confessione, Martinez si rifiuta per ora di collegare la propria discendenza familiare con la questione dell’immigrazione illegale oggi e sembra intenzionata a portare avanti il proprio programma politico anti-clandestini.

Intanto, un rapporto redatto dal National Immigration Law Center rivela che nel corso di sette anni, 160.000 clandestini hanno firmato documenti acconsentendo alla propria deportazione “volontaria”, sotto pressione dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement che li minacciavano altrimenti con lunghi soggiorni in prigione prima di poter apparire davanti a un giudice. Il rapporto calcola che il 96% di queste persone non era rappresentato da avvocati.

La riforma delle leggi sull’immigrazione, di cui si discute ormai da anni, è stata nuovamente messa da parte negli ultimi mesi per via della crisi economica, che assorbe l’attenzione di tutti, e per via delle estreme divisioni ideologiche che caratterizzano oggi la politica americana e che rendono impossibile un dibattito legislativo serio e onesto.

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