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Obama in crisi

06/09/2011

Considerate le notizie sempre più preoccupanti che arrivano dal mondo dell’economia e dato il numero sempre maggiore di americani convinti che stia per arrivare una seconda recessione, non sorprendono troppo gli ultimi dati sul tasso di approvazione del Presidente Obama.

Nell’ultimo sondaggio di Washington Post/ABC News, solo il 43% degli intervistati ha dichiarato di approvare il lavoro svolto dal presidente, la percentuale più bassa registrata nel corso della sua presidenza. Un altro sondaggio da NBC News/Wall Street Journal è solo marginalmente più ottimista, rilevando un tasso di approvazione sul 44%.

Sono cifre queste che fanno dichiarare a Peter Hart, sondaggista affiliato ai democratici, che “Obama non è più il favorito per la rielezione.”

Ancor più preoccupante per il presidente il numero di americani che dice di stare più o meno uguale (il 50%) o ancor peggio (35%) rispetto al momento dell’elezione di Obama nel 2008. Solo il 15% descrive la propria situazione come migliorata. Va ricordato che Obama è stato eletto all’apice della crisi economica scoppiata con il crollo dei mercati immobiliare e finanziario nel 2007. Quindi il metro di paragone è di per sé sconfortante.

La sensazione dell’elettorato che le cose stiano o meno migliorando è solitamente decisiva per il fato di un presidente in carica al momento del voto, anche quando la situazione complessiva non è ideale. Ma le proiezioni di un tasso di disoccupazione fisso sul 9% fino al novembre dell’anno prossimo e, di conseguenza, l’impressione degli americani che nulla sia cambiato in meglio negli anni dell’Amministrazione Obama rendono il futuro del presidente sempre più incerto.

L’unica nota positiva per il presidente arriva dal tasso di approvazione dei repubblicani al Congresso, ancor peggiore. Solo il 28% degli elettori approva del lavoro dei deputati del GOP. E bisogna anche ricordarsi che il risultato elettorale sarà deciso non dal voto popolare ma dal cosiddetto “collegio elettorale,” un sistema tutto americano che modifica i normali calcoli pre-elettorali. E se si finisse con il ripetere, al contrario, una situazione del tipo George W. Bush v. Al Gore nel 2000, con Obama che si porta a casa la presidenza, ma il contendente repubblicano che vince il voto popolare? Cosa farebbe questa Corte Suprema nel caso si avverasse questa ipotesi, ma con un democratico vittorioso?

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